Nasce a Bolsward, nei Paesi Bassi. Entrato nell'Ordine Carmelitano, è deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove viene ucciso con un'iniezione da un medico del campo il 26 luglio 1942. Fu uno dei primi avversari della dittatura nazista e per essersi espresso a chiare lettere contro la persecuzione degli ebrei, la Gestapo lo arresta il 19 gennaio 1942 nel suo monastero di Nijmwegen. Per quanto gravemente ammalato, viene deportato a Dachau. In un rapporto della Gestapo si legge: «Il professor Brandsma deve essere considerato un nemico della causa nazionalsocialista. Si tratta di un uomo molto pericoloso». Il 3 novembre 1985 Giovanni Paolo II lo proclama beato.

La beata Maria Teresa Ledòchowaska di origine polacca  nacque il 29 aprile 1863 a Loosdorf (Austria). Nel 1882 si trasferì con la famiglia in Polonia dove fu dama di corte della granduchessa di Toscana Alice di Borbone-Parma. Dopo il suo incontro con le Missionarie Francescane di Maria e la lettura degli scritti del cardinal Lavigerie sulla schiavitù si dedicò al servizio delle missioni africane, fondando nel 1890 la rivista missionaria Eco dell’Africa e dando vita, nel 1894, al Sodalizio di San Pietro Claver per le Missioni africane. Morì a Roma il 6 luglio 1922.

Sono le sedici Carmelitane Scalze del monastero dell'Incarnazione di Compiègne (Francia). Durante la rivoluzione francese furono arrestate e incatenate il 24 giugno 1794. Condannate a morte per la loro fedeltà alla Chiesa e alla vita consacrata, furono ghigliottinate a Parigi il 17 luglio 1794, mentre cantavano inni e dopo aver rinnovato i voti nelle mani della priora, Teresa di Sant'Agostino. Furono beatificate da San Pio X il 13 maggio 1906.

Teresa si faceva la serva di tutte occupandosi della cucina e dei lavori più umili. In tutte le figlie spirituali ella cercò d'istillare sempre l'amore al lavoro. Nelle sue lettere sono frequenti gli accenni ai ricami di arredi sacri, da eseguire con sollecitudine per le chiese che li avevano ordinati. Diceva loro: "Sapete quanto bene potete fare con il vostro lavoro, quante anime potete salvare con i vostri guadagni! Senza andare nelle Indie per sostenere queste fanciulle nel corpo, voi mettete in salvo le loro anime che a Cristo costano sangue". Nell'accettazione delle postulanti si atteneva a quanto raccomandava il fondatore: "Si badi, si badi alla testa; il resto verrà da sé se la testa è buona!".

Questo sacerdote fa parte del glorioso manipolo di martiri che si sono formati alla vita apostolica nel seminario delle Missioni Estere di Parigi. Nel 1841 Vénard, dopo avere appreso un po' di latino dal parroco, fu mandato a studiare nel collegio di Doué-la-Fontaine. Iniziò allora quella lunga serie di lettere, così piene di sensibilità, d'immaginazione e buon senso, da lui dirette al padre e alla sorella Melania, che in famiglia aveva preso il posto della madre. Negli ultimi due anni di studi, per l'incomprensione dei professori, il santo andò soggetto a una grave crisi da cui si riprese soltanto grazie alle raccomandazioni che da casa gli facevano il padre e la sorella. Nella sua profonda umiltà diceva: "Per essere prete, occorre essere un santo. Per dirigere gli altri, occorre innanzi tutto saper dirigere se stessi... Egli sentiva che Dio lo chiamava all'apostolato nelle missioni.

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Caratteristica di tutta la vita del Beato P. Salès fu una fervente devozione alla SS. Eucaristia, allora molto combattuta dai calvinisti. Non passava giorno che non andasse più volte ad adorarla e, quando diceva la Messa, non c'era pericolo che si distraesse. Non meraviglia quindi che i suoi confratelli sperimentassero un calore particolare ogni volta che facevano i ritiri spirituali sotto la direzione di lui.
(…)
Coloro che conobbero Fratel Guglielmo asseriscono che, anche se esternamente appariva trascurato, timido e impacciato, era "così eminente per la sua applicazione all'orazione, per la sua ingenua semplicità, per la dolcezza del carattere e specialmente per l'ubbidienza, da sembrare di essere nato soltanto per il martirio. Coloro che lo conobbero intimamente lo stimavano un angelo sceso dal cielo, rivestito di corpo umano".

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P. Bellesini si era dedicato con vera arte pedagogica e squisita carità alla riorganizzazione delle scuole comunali nella speranza che il governo austriaco restituisse agli agostiniani il convento di San Marco e permettesse loro di riprendervi la vita claustrale. Nel 1817, vedendo inappagate le sue attese, rinunciò all'incarico affidatogli ed espatriò clandestinamente da Trento per ricongiungersi alla sua famiglia religiosa che frattanto si era ricostituita a Bologna. Il governo austriaco lo richiamò a Trento comminandogli pene, ma avendo egli preferito restare fedele ai suoi voti, fu bandito per sempre dallo stato. Il beato in cuor suo ne esultò, ma perché fosse palese la sua innocenza, scrisse al fratello Angelo: "Ecco la solita paga del mondo, ecco come vanno a finire le sue ampie promesse".

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Nel 1841 Vénard, dopo avere appreso un po' di latino dal parroco, fu mandato a studiare nel collegio di Doué-la-Fontaine. Iniziò allora quella lunga serie di lettere, così piene di sensibilità, d'immaginazione e buon senso, da lui dirette al padre e alla sorella Melania, che in famiglia aveva preso il posto della madre. Negli ultimi due anni di studi, per l'incomprensione dei professori, il santo andò soggetto a una grave crisi da cui si riprese soltanto grazie alle raccomandazioni che da casa gli facevano il padre e la sorella. Nella sua profonda umiltà diceva: "Per essere prete, occorre essere un santo. Per dirigere gli altri, occorre innanzi tutto saper dirigere se stessi... Come potrei sopportare un genere di vita simile, io che sono così poco avanzato nel cammino della virtù?".

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Gli abitanti delle campagne, edificati dalla vita tanto mortificata di lui, lo consultavano nei loro dubbi e si raccomandavano alle sue preghiere perché Dio gli aveva concesso il dono della profezia e del miracolo. A chi gli dimostrava stima e venerazione diceva: "Levatevi di qui perché io sono soltanto un po' di spazzatura di terra. E Dio che mi fa desiderare il bene che faccio. Se non mi sostenesse con la sua grazia sarei ancora peggiore di quello che sono". Con i confratelli e con le persone del mondo non sapeva parlare che di Dio e lo faceva con tanta unzione da commuovere fino alle lacrime chi lo ascoltava.

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P. Bellesini si era dedicato con vera arte pedagogica e squisita carità alla riorganizzazione delle scuole comunali nella speranza che il governo austriaco restituisse agli agostiniani il convento di San Marco e permettesse loro di riprendervi la vita claustrale. Nel 1817, vedendo inappagate le sue attese, rinunciò all'incarico affidategli ed espatriò clandestinamente da Trento per ricongiungersi alla sua famiglia religiosa che frattanto si era ricostituita a Bologna. Il governo austriaco lo richiamò a Trento comminandogli pene, ma avendo egli preferito restare fedele ai suoi voti, fu bandito per sempre dallo stato. Il beato in cuor suo ne esultò, ma perché fosse palese la sua innocenza, scrisse al fratello Angelo: "Ecco la solita paga del mondo, ecco come vanno a finire le sue ampie promesse.

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Nei sudditi il Beato non tollerava volontarie trasgressioni alla regola. Era risoluto e costante nel punirle. Particolarmente esigente si mostrava con coloro che violavano il silenzio, ma mentre imponeva penitenze sapeva consolare. Grande importanza attribuiva pure all'osservanza scrupolosa della povertà religiosa. In cella egli non disponeva che di un piccolo tavolo, una sedia di paglia, un catino per la toeletta, una minuscola tela raffigurante l'"Ecce homo", una croce di legno in capo al letto, il breviario e i quaresimali da lui scritti. Non voleva che le offerte dei benefattori del convento fossero superiori alle quotidiane necessità dei religiosi. Soleva dire: "Non è vero povero chi non vuole sentire l'incomodo della povertà, né sopportare la mancanza delle cose necessarie".

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Una vita dedicata alla Vergine Maria
L'OSSERVATORE ROMANO Domenica 25 Ottobre 1998

Theodore Guerin, vergine, fondatrice delle Suore della Provvidenza di Saint-Mary-of-the-Woods

PENNY BLAKER MITCHELL - delle Suore della Provvidenza di Saint Mary-of-the-Woods

Nata il 2 ottobre 1798, a Etables, in Francia, Theodore, allora conosciuta come Anne-Thérèse, era figlia di Laurent e Isabelle Guerin. Laurent, che servì sotto Napoleone Bonaparte, mancava da casa ogni volta per anni. Anne-Thérèse venne educata dalla madre, che basò le lezioni sulla religione e sulle Sacre Scritture. Le lezioni di Isabella unite alla sua fede in Dio e alla sua fiducia nella protezione della Vergine Madre, alimentò la spiritualità di Anne-Thérèse.

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