Federico nasce in Francia il 19 novembre 1838. A 26 anni entra nel seminario francescano di Amiens. Arriva al sacerdozio nel 1870 ed opera come cappellano militare nella guerra che Napoleone III ha scatenato contro la Prussia. Nel 1875 è in Palestina con la «Custodia di Terrasanta». Padre Federico va di persona a cercare soccorsi in Francia e in Canada. Dal Canada procura ed invia gli aiuti senza tuttavia trascurare la propria vocazione di evangelizzatore: in Canada egli predica, pubblica libri e dirige periodici religiosi. Muore a Montreal il 4 agosto 1916.

Il 7 marzo 1992 Giovanni Paolo II ha riconosciuto il martirio di 51 Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria o Claretiani avvenuto a Barbastro (Huesca), diocesi suffraganea di Saragozza (Aragona), all'inizio dell'insurrezione nazionale contro i repubblicani in Spagna (1936-1939).

Francesco Pacheco venne catturato, durante le feroci persecuzioni in Giappone, il 18 dicembre 1625, insieme ad altri che lo aiutavano e l'ospitavano. Il 17 giugno 1626 fu trasferito a Nagasaki dove, il 20 giugno 1626, fu arso vivo, in odio alla fede, sulle colline della città, con altri otto religiosi della Compagnia di Gesù. Le loro ceneri furono poi disperse in mare. Il gruppo era così composto: Francesco Pacheco portoghese, Baldassarre De Torres spagnolo, Giambattista Zola italiano, Pietro Rinscei giapponese, Vincenzo Caun coreano, Giovanni Kinsaco giapponese, Paolo Xinsuki giapponese, Michele Tozò giapponese e Gaspare Sadamatzu fratello coadiutore giapponese. Vennero tutti beatificati nel 1867 da Pio IX.

Per sete di lucro, le autorità civili della colonia (Canada) non fecero cessare il nefasto commercio di bevande alcoliche con gli indigeni i quali, quando erano ubriachi, trasformavano i loro villaggi in "una vera immagine dell'inferno". I rapporti tra il vescovo e le autorità civili al riguardo divennero molto tesi tanto che, nel novembre del 1678, Mons. de Laval ritenne necessario, nonostante il suo cattivo stato di salute, recarsi di nuovo in Francia per sostenere presso il re la necessità di proibire detto commercio. Luigi XIV preferì seguire una via di mezzo: vietare rigorosamente il commercio delle bevande alcoliche nei paesi e nelle città, permetterlo nelle selve lontane. Il beato ne accettò il decreto solamente per evitare mali maggiori, ma fino a che visse non cessò di contrastare l'infausto commercio.

Nel 1840 il giovanotto fu ammesso alla Regia Accademia Militare di Torino da cui uscì nel 1846 con il grado di Luogotenente. Anche in quel tempo il Beato si distinse non soltanto per l'impegno nello studio, soprattutto della matematica, ma per la serietà di vita e di pietà. Sovente si recava all'oratorio di Don Bosco in Valdocco, vestito da ufficiale, per servire la Messa e fare la comunione. Non gli mancarono motteggi e sarcasmi da parte dei compagni libertini, ma a tutti egli s'impose con l'aperta professione di fede e la vita intemerata. E risaputo che non beveva e non fumava, non prendeva parte a balli e a feste di società.

In Spagna, alla morte del re Ferdinando VII (+1833), era scoppiata una guerra civile tra sua figlia Isabella II (+1904), sostenuta dai liberali e lo zio Don Carlos, pretendente al trono in forza della legge salica, sostenuto dai conservatori e dal clero. Sedici anni più tardi il beato confesserà nel suo libro La Vita Solitaria: "Quando feci la mia professione religiosa la rivoluzione teneva già nella sua mano la torcia incendiaria per bruciare tutte le case religiose e il temibile pugnale per assassinare gli individui che si erano rifugiati in esse. Non ignoravo il pericolo opprimente al quale mi esponevo... ciò nonostante mi impegnai con voti solenni in uno stato, le cui regole credevo di poter praticare fino alla morte, indipendentemente da qualsiasi umano avvenimento".

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Un giorno si sparse la voce che la beata nella chiesa parrocchiale era andata in estasi. La domenica, effettivamente, non dovendo lavorare in campagna, trascorreva in essa molte ore in adorazione per raccomandare a Dio le necessità di tutti gli uomini vivi e defunti, giusti e peccatori. Invece di recitare molte preghiere vocali, ella preferiva meditare la Passione del Signore, i dolori della Madonna e i principali misteri della fede. Sovente pensando a Dio, al paradiso, alla Madonna, andava in estasi e vi rimaneva fino a tre ore, secondo la testimonianza del suo stesso parroco-confessore Don Giovanni Molinas (+1872). Allora restava immobile, perdeva l'uso dei sensi e ogni tanto bisbigliava versetti del Magnificat e del Te Deum
 

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Timoroso che Dio, a cagione dei suoi peccati, non usasse misericordia ai villaggi ai quali era diretto, prima di entrarvi si prostrava con la faccia per terra e implorava da lui perdono e pietà. La sua virtù era ammirata da tutti. I non credenti rimanevano conquistati specialmente dalla sua modestia. Dicevano infatti: "È un Padre che non guarda né a destra, né a sinistra". Un giorno nel recarsi al villaggio chiamato Moriang, cadde a terra due volte. Il superiore appena si accorse che era stanco, cercò di consolarlo, ma egli gli rispose: "Padre mio, sono troppo contento di queste tribolazioni; ringrazio il Signore perché, maltrattando il mio corpo, mi offre la possibilità di patire un poco per suo amore".

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L'OSSERVATORE ROMANO, Domenica 25 Ottobre 1998

Una pedagogia «semplice» per diffondere il Vangelo

Faustino Míguez, presbitero, fondatore delle Calasanziane dette «della Divina Pastora»

di JULIA GARCÍA MONGE - Superiora Generale

I santi ci hanno sempre rivelato le necessità più profonde del cuore umano, ci hanno mostrato l'essenziale e come si giunge al fondo delle cose senza perdersi nella complessità delle idee e dei programmi. Sono uomini e donne che nella semplicità della loro vita ci lasciano percepire la fede e la speranza che dimora in essi. Più che offrirci grandi riflessioni teoriche, ci rendono presente Dio e creano spazi affinché quanti li circondano possano parlare con il loro Signore «come un amico parla con un altro amico».

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Un padre di famiglia dalla fede ardente e dalla carità inventiva

ROBERTO D'AMICO
Nel 1983 in un'udienza concessa alle Conferenze, in occasione del 150° di fondazione il Santo Padre Giovanni Paolo II presentò la figura del Venerabile con queste significative parole: «Bisogna prima di tutto ringraziare Dio per il dono che Egli ha fatto alla Chiesa nella persona dell'Ozanam. Si rimane meravigliati per tutto quello che ha potuto intraprendere per la Chiesa, per la società, per i poveri, questo studioso, questo professore, questo padre di famiglia, dalla fede ardente e dalla carità inventiva, nel corso della sua vita troppo presto finita...».
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L'OSSERVATORE ROMANO, Domenica 4 Maggio 1997

Una vita spesa nell'oblazione totale

Florentino Asensio Barroso nacque all'una del pomeriggio del 16 ottobre 1877 a Villasexmir, in provincia di Valladolid, a quel tempo nella Diocesi di Palencia.
Oggi la parrocchia appartiene all'Arcivescovado di Valladolid. Era figlio di Jacinto Asensio González e di Gabina Barroso Vásquez, originari di Villavieja del Cerro (Arcivescovado e provincia di Valladolid).
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Sacerdote professo dei Frati Predicatori e fondatore delle Domenicane dell'Annunziata, P. Coll nacque il 18-5-1812 a Gombreny, nella diocesi di Vich (Barcellona), da Pietro e Maddalena Guitart, poveri cardatori di lana. Prima di lui videro la luce 6 fratelli, 3 dei quali nacquero da un precedente matrimonio del padre, e 3 sorelle che si fecero tutte religiose.

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Morì il 23 febbraio 1945 riempiendo di vero dolore tanti cuori, per i quali diede la sua vita. Dopo la sua morte accadde qualcosa di straordinario, che non era mai accaduto prima...

di MIROSLAW MRÓZ

Don Stefano Vincenzo Frelichowski nacque il 22 gennaio 1913 a Chelmza, da Ludwik Frelichowski e da Marta Olszewska. Diversi anni dopo, ormai in veste di seminarista, scrisse brevemente nel suo «Diario»: «la mia famiglia mi ha dato una sana visione della vita. Ha inculcato nel mio spirito questo elemento divino, l'amore universale per gli uomini oppressi e poveri e mi ha dato il rispetto per il lavoro».

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II suolo cinese fu bagnato dal sangue di due eroici figli di S. Vincenzo de' Paoli: il B. Gabriele Perboyre (+11-11-1889) e il B. Francesco Clet.
Quest'ultimo nacque a Grenoble il 19-8-1748, decimo di un famiglia di quindici figli, due dei quali si fecero religiosi. Compiuti gli studi letterari nel seminario minore di S. Martino de Miséré e quelli teologici nel seminario maggiore di Grenoble, il 16-3-1769 il beato entrò nella Congregazione della Missione a Lione, dove fu ordinato sacerdote nel 1773.
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Cuore sacerdotale vivificato dalla santità

TITO M. SARTORI - Postulatore

Scorgere la santità di don Ferdinando Maria Baccilieri, non risulta difficile. Il suo fu infatti un appuntamento quotidiano con il Signore, un appuntamento svincolato da rigidità di forme e unicamente ispirato al colloquio con Lui nel cuore della notte. La giornata del Baccilieri iniziava infatti verso le 3.30 del mattino. La sua stessa morte ne è conferma: egli si spegnerà alle 3.40 del 13 luglio 1893, con il capo chino sul libro di meditazione aperto sul tavolino dello studio.

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