Con l’obiettivo di avvicinare a Roma la chiesa copta, Agatangelo e Cassiano, due cappuccini francesi, studiarono la lingua del luogo e instaurarono buoni rapporti col patriarca Matteo III. Giunti sull’altopiano eritreo furono imprigionati e condotti a Gondar dove un luterano li coprì di calunnie di fronte al Re (Negus) Basilides. Furono condannati quindi all’impiccagione. Mancando le corde i due frati offrirono allo scopo i loro cingoli e così furono giustiziati. Poi i loro corpi vennero lapidati e coperti da un cumulo di pietre. Un autorevole personaggio abissino, di fronte a tanto coraggio, si fece cattolico. La causa di beatificazione di Agatangelo e Cassiano ebbe esito positivo grazie all’impegno del Cardinale Guglielmo Massaia (1809-1889), missionario in Etiopia. I due missionari francesi furono quindi beatificati da S. Pio X il 1° gennaio 1905.

Nato il 2 agosto 1682 ad Agnone in Molise, entra nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali e nel 1698 compie la professione dei voti assumendo il nome di Antonio. Nel 1705 è ordinato sacerdote e nel 1709 diventa dottore in teologia. Scrive trattati teologici, filosofici e storici. Benedetto XIII gli commissiona un'opera contro il giansenismo. Viene nominato vescovo di Bovino, in Puglia, dove istituisce la scuola elementare e promuove corsi di catechesi. All'impegno di teologo Lucci unisce l'amore per i poveri realizzando una compenetrazione fra dottrina e carità. Muore il 25 luglio 1752. Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 18 giugno 1989.

Quinta di dieci figli, Anna Maria Javouhey nacque il 10 novembre 1779 a Jallongers vicino Seurre in Francia. Bambina assistette agli sconvolgimenti sociali e alla crisi religiosa scaturita in quegli anni, dalla Rivoluzione Francese e dall’imposizione della Costituzione civile del clero, con alcuni ecclesiastici che aderirono e altri no. Ed è proprio uno di questi ultimi, l’abate Ballanche  diventa il suo consigliere e guida; Anna a partire dall’11 novembre 1798, prende ad interessarsi dell’educazione dei fanciulli e con molta premura degli ammalati poveri. Fondò a Parigi la Congregazione Cluniacense delle Suore di San Giuseppe, dedicate alla cura degli infermi e alla formazione cristiana della gioventù femminile. Madre Anna Maria morì a Parigi il 15 luglio 1851 e venne seppellita a Senlis, nella grande cappella della Congregazione. La causa per la sua beatificazione fu introdotta a Roma il 13 febbraio 1908; è stata beatificata il 15 ottobre 1950 in San Pietro da papa Pio XII.

Anna Maria Riannetti nacque a Siena nel 1769 e visse a Roma dall'età di sei anni fino alla morte, avvenuta nel 1837. Ancora giovane sposò Domenico Taigi, uomo dal carattere molto difficile. Mandò avanti la casa, dando un'educazione cristiana civile e religiosa accuratissima e completa ai sette figli, di cui tre morirono, però, in tenera età. E non si dimenticava dei poveri. Il 26 dicembre 1808 abbracciò l'Ordine secolare trinitario. Tra i doni miracolosi che ebbe in vita c'era un sole luminoso che per 47 anni le brillò davanti agli occhi. Vi vedeva quanto accadeva nel mondo e la situazione in cui si trovavano le anime di vivi e morti. Anna Maria è stata beatificata nel 1920 e il suo corpo riposa in una cappella della chiesa romana di San Crisogono.

Anna di san Bartolomeo nacque ad Almendral, in Spagna, nel 1549. Di umile famiglia, visse la sua adolescenza lavorando i campi. Nel 1570 entrò nel monastero delle Carmelitane Scalze come prima conversa all'interno della riforma dell'ordine promossa dalla celebre conterranea Teresa. Anna ne divenne l'assistente e grazie a lei imparò a scrivere. Fu vicina alla santa fino alla morte di questa (il 4 ottobre 1582), che spirò tra le sue braccia. Trasferìtasi in Francia ivi iniziò la riforma dell'Ordine. Morì ad Anversa, in Belgio, nel 1626.

Il 7-5-1867 Pio IX beatificò 205 confessori della fede, martirizzati in Giappone nella prima metà del secolo XVII. Tra di loro figura pure Alfonso Navarrete, protomartire domenicano nell'impero del sol levante, cugino del B. Alfonso de Mena, ucciso pure lui in odio alla fede il 10-9-1622.

Nacque ad Orgosolo, nella diocesi di Nuoro, il 21-6-1919. Venne uccisa durante un'aggressione Il 17 maggio del 1935. Dal 10-4-1983 le sue reliquie sono venerate nella chiesa del SS. Salvatore di Orgosolo. Sul luogo del martirio fu eretta una croce con queste parole: "Antonia Mesina, pura e forte". Giovanni Paolo II della Mesina riconobbe il martirio l'8-5-1987, e la beatificò il 4 ottobre 1987. Martire della purezza a sedici anni, la Mesina è la prima giovane dell'Azione Cattolica Femminile Italiana ad essere elevata all'onore degli altari.

La riforma scolastica voluta dall'imperatore dell'Austria, Giuseppe I, alla quale apparteneva la provincia di Brescia, dopo la caduta prima della repubblica di Venezia, e poi dell'impero napoleonico, tra il 1819 e il 1822, comportò per l'Annunciata la chiusura della scuola privata domestica. Invece di perturbarsi, ella aggirò l'ostacolo conseguendo l'abilitazione all'insegnamento nella scuola elementare minore (maggio 1822) e, in seguito a regolare concorso, ottenne di essere assunta quale prima maestra nella neo-istituita scuola elementare femminile comunale di Rovato. Vi insegnerà per almeno due anni scolastici, profondendo tra le alunne le fini intuizioni della sua mente e del suo cuore.

Quando il confessore la esortava a parlare più svelta, essa dimenticava tutto e le sue confessioni si prolungavano all'eccesso. Gli invidiosi ne mormoravano tanto che il P. Stanislao, sordo da un orecchio, impressionabile e rammollito di cervello, per evitare pettegolezzi prese, a torto, la decisione di non confessarla più. Tra le solite pettegole della zona correva voce che Angela fosse isterica e imbrogliona. Fu allora che il P. Stanislao, appena la scorse alla solita ora, sporse il capo dal confessionale e le disse con asprezza: "Vattene! Non voglio sentire la tua confessione". Angela non riuscì a trattenere le lacrime. Si recò allora in una vicina chiesa e, mentre esponeva al Signore il suo senso di abbandono, si sentì dire dalla di lui ben nota voce: "Figlia mia, di che cosa ti preoccupi? Io non ti ho abbandonata".

Per compiere più facilmente la missione che il cielo le aveva affidato, la B. Angela camminava sempre alla presenza di Dio e si dedicava ogni giorno in modo eccezionale alla preghiera. Per rispetto a Gesù sacramentato, in chiesa restava sempre in ginocchio. Negli ultimi anni di vita le consorelle fecero costruire per lei un piccolo sgabello di legno perché potesse appoggiarvisi, specialmente durante l'adorazione al SS. Sacramento, che ogni domenica sera veniva esposto solennemente nella cappella di casa madre. Celebrava la solennità del Corpus Domini con entusiasmo. Per tutto il tempo in cui il SS. Sacramento veniva portato in processione per le strade di Siviglia, ella se ne stava con le consorelle prostrata in adorazione davanti all'altare.

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Don Giovanni Rossi, suo segretario, attestò di lui: "Non lo vidi mai un istante inoperoso: o pregava o scriveva o parlava". "Sue prerogative erano: la proprietà in tutto, l'ordine in ogni cosa, la celerità dei mezzi". "Suo motto era: "Fare molte cose e farle tutte bene"". A chi si lamentava della nequizia dei tempi, rispondeva: "Lamentarsi è inutile; bisogna fare, fare, fare!" oppure: "Ad ogni iniziativa cattiva opporne un'altra buona". A nessuno dava del tu e tanto nelle circostanze più solenni quanto nei momenti più intimi, con il suo contegno non indulgeva mai a familiarità. Secondo Don Rossi, "quest'uomo, che visse un programma tutto di umiltà e di nascondimento, non palesò mai al di fuori, a chicchesia, le stupende meraviglie della sua vita interiore".

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Don Giovanni Rossi, suo segretario, attestò di lui: "Non lo vidi mai un istante inoperoso: o pregava o scriveva o parlava". "Sue prerogative erano: la proprietà in tutto, l'ordine in ogni cosa, la celerità dei mezzi". "Suo motto era: "Fare molte cose e farle tutte bene"". A chi si lamentava della nequizia dei tempi, rispondeva: "Lamentarsi è inutile; bisogna fare, fare,  fare!" oppure: "Ad ogni iniziativa cattiva opporne un'altra buona". A nessuno dava del tu e tanto nelle circostanze più solenni quanto nei momenti più intimi, con il suo contegno non indulgeva mai a familiarità. Secondo Don Rossi, quest'uomo, che visse un programma tutto di umiltà e di nascondimento, non palesò mai al di fuori, a chicchesia, le stupende meraviglie della sua vita interiore".

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Redazione Segnala "Durante la guerra franco-prussiana (1870), non potendo continuare le sue peregrinazioni, Don Arnoldo scrisse e fece stampare un Manualetto di preghiere comunitarie con una spiccata impostazione trinitaria, e altre preghiere per infondere nel popolo un più vivo interesse per le necessità  della Chiesa. Gli stava particolarmente a cuore la diffusione di una preghiera con cinque intenzioni per la recita del rosario nelle famiglie. Per farle conoscere al maggior numero possibile di persone nell'estate del 1872 percorse la Germania orientale, l'Alsazia, la Lorena, la Svizzera e l'Austria. "
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I testi del processo canonico affermano che la "Beata stava ordinariamente occupata nell'orazione e in opere di misericordia; e che quando usciva dal coro dopo aver udito messe o uffici divini, andava in cella e si metteva a recitare il rosario in ginocchio". Nel suo appartamento trascorreva pure molte ore della notte in meditazioni, penitenze e pie letture stando seduta o prostrata davanti al piccolo altare che vi era stato eretto. Dava così sfogo alla grande devozione che nutriva per la SS. Trinità, l'Immacolato Concepimento di Maria, il Verbo incarnato, e soprattutto per due santi agostiniani: S. Nicola da Tolentino (+1305), di cui aveva letto la vita e se ne era innamorata, e di S. Tommaso da Villanova (+1555), arcivescovo di Valenza, di cui per molto tempo aveva ignorato la parentela che lo legava a suo padre.

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Per liberarsi dalle attrattive del mondo che continuavano a tiranneggiarla, in occasione di una festa lo fece chiamare perché la confessasse, ma il Santo ''non ne ebbe la comodità''. La Beata perdette allora la poca devozione che aveva, ma Dio non cessò di correrle dietro. Per tre domeniche, durante la Messa solenne, le fece udire il suono di un tamburo che le rapiva i sensi. La terza domenica le fece vedere per aria un demonio che batteva quel tamburo e una schiera di giovani che lo seguivano con grande allegrezza. Atterrita da quella visione, confessa Alessia: "Io risolvei in quello stesso momento di non appartenere più a quella società, e di fare, d'allora in poi, ciò che avrei saputo essere più gradito a Dio quand'anche ne avessi a morire". Dopo simile proposito attesta ancora la Beata: "Mi sembrò che mi fosse tolto tutto ciò che era nel mio intimo, e vi fosse collocato un altro spirito".

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Di Giovanni Sale s.i., tratto da La Civiltà Cattolica 3563, 5 dicembre 98

Un vescovo nella vicenda del suo popolo

La recente beatificazione del card. Alojzije Stepinac, celebrata dal Papa il 3 ottobre 1998 durante la sua seconda visita in Croazia, ha riportato, dopo decenni di silenzio, all’attenzione dei cattolici e non cattolici di tutto a mondo, l’"eroica" e indimenticabile figura dell’arcivescovo di Zagabria

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Una vera grande grazia per la Chiesa di Genova

Card. DIONIGI TETTAMANZI

Arcivescovo di Genova

La Chiesa di Genova, insieme alle Chiese sorelle di Piacenza e di Roma, è nella gioia spirituale ritenendosi, ancora una volta, benedetta da Dio e fecondata dal suo Spirito: il Santo Padre, infatti, domenica 9 aprile proclama beata la Madre Rosa Gattorno, nata e cresciuta a Genova, e qui vissuta per 35 anni, prima di passare a Piacenza e concludere la sua vita terrena a Roma. Come ha scritto il Papa nella sua lettera di preparazione al Grande Giubileo: «Le canonizzazioni e le beatificazioni... manifestano la vivacità delle Chiese locali. Il più grande omaggio, che tutte le Chiese renderanno a Cristo alla soglia del terzo millennio, sarà la dimostrazione dell'onnipotente presenza del Redentore mediante i frutti di fede, di speranza e di carità in uomini e donne di tante lingue e razze, che hanno seguito Cristo nelle varie forme della vocazione cristiana» (Tertio Millennio adveniente, 37).

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La sofferenza che alimenta l'amore

GEORG FRANZ X. SCHWAIGER - Vicario del Duomo di Regensburg

Anna Schäffer nacque il 18 febbraio 1882 nel villaggio di Mindelstetten (fra Ingolstadt e Regensburg), in Baviera. Suo padre era un falegname. Sebbene la famiglia vivesse in condizioni modeste, Anna crebbe sana e forte. Fu silenziosa fin da piccola; l'educazione materna le instillò la devozione e l'amore verso Dio. In seguito, negli anni della malattia, la madre si sarebbe presa cura di lei. Anna Schäffer non spiccava particolarmente fra i bambini del villaggio. Piuttosto insolito è però il fatto che all'età di dodici anni, il giorno della sua prima comunione, si offrì al Signore.

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fondatore delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth

Usò la forza della preghiera contro ogni sfruttamento

di GIULIO SANGUINETI - Vescovo di Brescia

La difesa della Chiesa e del mondo cattolico e del Papato nei confronti dello Stato apertamente anticlericale e sostanzialmente avverso alle masse contadine ed operaie sono alcune note del contesto ecclesiale e sociale che caratterizzano la seconda parte del secolo scorso dentro il quale ha vissuto il sacerdote Arcangelo Tadini. Nasce a Verolanuova, nella bassa bresciana, il 12 ottobre 1846. Dalla famiglia e dall'ambiente impregnato di forte religiosità e di patriottismo ha acquistato la vigorosa sensibilità verso le condizioni di vita degli umili e degli oppressi. Arcangelo Tadini, con il discernimento frutto della profonda preghiera e dello studio, intravede prospettive di intervento a favore della sua gente. Pastore nella parrocchia di Botticino Sera fu parroco attivissimo. Diceva che «la preghiera è la forza di Dio».

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L'OSSERVATORE ROMANO, Sabato 8 Febbraio 1997

La figura e l'opera della Beata Anna Maria Taigi (1769-1837), terziaria dell'Ordine della Santissima Trinità

Sposa e madre cristiana, ha testimoniato il valore del focolare domestico
La Beata Anna Maria Giannetti nei Taigi — come riferisce il compianto Cardinal Salotti — è stata la prima donna salita sugli Altari, dacché esiste la Sacra Congregazione dei Riti, oggi «Cause dei Santi», per aver raggiunto le vette della perfezione cristiana interamente e solamente nella vita matrimoniale. Ella non si santificò fra i gigli della verginità, né consacrò a Dio gli anni della vedovanza che non ebbe, ma, povera e umile popolana fu santa entro le mura domestiche, tra i doveri di sposa e quelli di madre, durante ben 48 anni trascorsi nello stato coniugale.
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Questo apostolo di S. Giuseppe nacque il 9-8-1845 nel villaggio di St-Grégoire d'Iberville, a oriente di Montreal (Canada), sesto e ultimo figlio di Isacco, falegname e carraio analfabeta. Il bambino, che al fonte battesimale ricevette il nome di Alfredo, crebbe infermiccio, ma sopravvisse per le cure della madre, Glottide Foisy, sua principale educatrice essendo il padre tragicamente morto sul lavoro a Farnham, cittadina in cui si era trasferito per sovvenire alla povertà della famiglia. Più tardi, da religioso, ripensando a lei, egli dirà: "La sera, durante la preghiera recitata in famiglia, io, essendo accanto a lei, seguivo il rosario sulla sua corona".
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Il protomartire del Viêt Nam

PAOLO MOLINARI- Postulatore della Causa

Andrea di Phú Yên, giovane catechista vietnamita, è ben conosciuto ed amato dalla gente originaria di quel Paese asiatico, e questo è vero sia per coloro che sono rimasti in quella terra, nonostante le penose traversie che l'hanno caratterizzata anche in tempi relativamente recenti, come pure per coloro che sono emigrati in altri Continenti e fanno parte della diaspora.

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Un francescano al servizio dei fratelli

Antonio de Sant'Anna Galvão, presbitero, fondatore del Monastero delle Concezioniste «Recolhimento da Luz»

GERARDO MAJELLA AGNELO

Arcivescovo emerito di Londrina Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

Senza paura di sbagliare, possiamo dire che il messaggio di Fra Antonio de Sant'Anna Galvão non ha perso la sua attualità, anche se sono trascorsi più di duecento anni. Sebbene non sia stato trasmesso con parole, in quanto Padre Galvão scrisse poco, si cristallizzò nelle sue opere e nella sua vita.

Il ricordo di Galvão è vivo nella fondazione e nella costruzione del monastero della Luz e della chiesa dedicata all'Immacolata Concezione, entrambi edificati nel cuore della città di San Paolo, opera che l'UNESCO ha proclamato «patrimonio culturale dell'umanità». Oltre a ciò, la fondazione del monastero di Santa Chiara, a Sorocaba, nello Stato di San Paolo, perpetua il suo ricordo e il suo lavoro.

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È uno dei quattro fratelli Laici dell'Ordine Francescano dei Frati Minori, elevati all'onore degli altari che, quasi contemporaneamente, edificarono la Spagna nel secolo d'oro della sua spiritualità e della sua letteratura. Gli altri tre sono: S. Pasquale Baylón, grande devoto dell'Eucaristia (1540-1592); il B. Sebastiano dell'Apparizione, due volte vedovo e grande soccorritore di poveri (1502-1600); il B. Giuliano di S. Agostino, grande penitente (1553-1606).

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