Teol - Morale: DIRITTI E DOVERI SOCIALI - 2 (33)
II. LE DUE SOCIETÀ MASSIME (PERFETTE). Premesse. La Chiesa. Lo Stato. Relazioni tra Chiesa e Stato....

Trattato di Teologia morale

PARTE III

I DOVERI DELL'UOMO NEI SUOI RAPPORTI CON IL PROSSIMO

4. DIRITTI E DOVERI SOCIALI

II.   LE DUE SOCIETÀ MASSIME (PERFETTE).

1.  Premesse.

Si è già detto che la società per poter sussistere ha bisogno di un'autorità e si è parlato del bene comune a cui devono tendere e le società perfette e le autorità che le guidano. Per sé, dovendo le società perfette tendere al bene comune, che in qualche modo è il bene universale, hanno diritto di esigere dai propri membri tutto ciò che è moralmente necessario per raggiungere pienamente e integralmente il proprio fine, sia immediatamente sia mediatamente. Ora per raggiungere pienamente il proprio fine di tre cose hanno soprattutto necessità le società perfette: a) di scegliere i mezzi che sono necessari al fine e di proporne in maniera obbligatoria l'applicazione; b) di far sì che venga mandato ad effetto quanto è richiesto; e) di poter procedere contro i renitenti coercitivamente. Da ciò il triplice potere: legislativo, giudiziario e coattivo.

Ai diritti della società corrispondono nei sudditi altrettanti doveri.

Due sono le società massime o, come si suoi dire, perfette: Chiesa e Stato, società ecclesiastica e civile: l'una è di diritto naturale (lo Stato), in quanto richiesta dalla natura stessa dell'uomo; l'altra invece dipende dalla positiva volontà di Dio (la Chiesa),

2.  La Chiesa.

Viene considerata qui non tanto come " sacramentum mundi ", assemblea eucaristica, popolo di Dio o corpo mistico di Cristo, ma piuttosto come società visibile dei battezzati, fondata da N. S. Gesù Cristo per la salvezza di tutti e a tutti proposta e imposta per sé in modo obbligatorio. Essendo stata istituita da Gesù Cristo come società perfetta e necessaria (313), la Chiesa ha per ciò stesso diritto all'esistenza e al progressivo suo sviluppo sulla terra, giovandosi di tutti quei mezzi necessari al suo fine. Da ciò il diritto di reggersi indipendentemente per dirigere gli uomini sulla via della salvezza; il che viene fatto invisibilmente attraverso l'azione dello Spirito, ma visibilmente attraverso la gerarchia, che ha potere di giurisdizione, di magistero e di ordine. Da ciò il diritto ad esercitare liberamente questi poteri indipendentemente da qualsiasi altra umana potestà.

3.  Lo Stato (314).

Lo Stato invece deriva dal diritto dell'uomo a vivere in società (non semplice coesistenza), diritto che nella fase attuale della vita umana è manifesto non solo nella naturale apertura dell'uomo verso il proprio simile, ma nella necessità della protezione dei diritti individuali, della coesistenza dei diritti individuali, e quindi, in alcuni casi, della mutua limitazione, nella necessità dell'apporto dell'aiuto altrui, mediante il coordinamento e mediante l'integrazione che può venire ai singoli dalla prestazione di altri. Ha per fine il benessere temporale dei suoi membri, cioè dei cittadini.

4.  Relazioni tra Chiesa e Stato.

Nella società cristiana la competenza dello Stato si limita dunque agli interessi materiali, avendo la Chiesa cura degli interessi spirituali (315).

Il fine spirituale essendo il fine superiore dell'uomo, il più nobile, il solo veramente fine, non essendo i fini temporali che mezzi in rapporto al fine spirituale, la società che è incaricata di condurre l'uomo al suo fine spirituale è evidentemente superiore a quella che tutela gli interessi temporali.

Parlando della libertà religiosa, nella visione pluralistica della società odierna, il Concilio Vaticano II ribadisce, innanzitutto, a scanso di equivoci che l'unica vera religione sussiste "nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidata la missione di comunicarla a tutti gli uomini, dicendo agli Apostoli: "Andate dunque, istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quello che io vi ho comandato " (Mt 28, 19-20). E tutti gli esseri umani sono tenuti a cercare la verità, specialmente in ordine a Dio e alla sua Chiesa, e sono tenuti ad aderire alla verità man mano che la conoscono e a renderle omaggio ". E prosegue: " il Sacro Concilio professa pure che questi doveri attingono e vincolano la coscienza degli uomini, e che la verità non si impone che in virtù della stessa verità, la quale si diffonde nelle menti soavemente e insieme con vigore. E poiché la libertà religiosa, che gli esseri umani esigono nell'adempiere il dovere di onorare Iddio, riguarda l'immunità dalla coercizione nella società civile, essa lascia intatta la dottrina tradizionale cattolica sul dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l'unica Chiesa di Cristo " (316).

Perciò resta sempre valido il principio della dottrina dei due fini (spirituale della Chiesa e temporale dello Stato) e della superiorità ratione finis della Chiesa sulla società civile.

Il fine spirituale è il primo o esso non esiste affatto: la Chiesa è superiore allo Stato o non esiste affatto. Essendo però le due società ambedue volute da Dio come sovrano, tale subordinazione non può essere diretta ed assoluta, ma solo accidentale ed indiretta, nel senso che il fine inferiore non deve in alcun modo ostacolare il raggiungimento del fine superiore, anzi da parte di chi ha cura del fine inferiore si devono all'occorrenza fornire anche i mezzi per il raggiungimento degli scopi più alti.

Ne segue che la Chiesa ha il diritto di regolare in completa indipendenza ciò che riguarda direttamente la vita religiosa dei fedeli, e che lo Stato dovrebbe accettare la legislazione ecclesiastica.

Ne segue, in secondo luogo, che in materia cosiddetta mista, cioè nelle materie in cui lo spirituale ed il temporale si mescolano intimamente, lo Stato dovrebbe rispettare i diritti della Chiesa e piegarsi alle sue rivendicazioni (317).

Questi i princìpi. La Chiesa ha il diritto di domandarne l'applicazione negli Stati cattolici, pur nel rispetto della libertà religiosa di tutti. Ma esistono, oggi gli Stati cattolici? Ai nostri giorni non esistono più, avendo gli antichi Stati cattolici, perduto il loro carattere cristiano, in seguito al movimento di scristianizzazione del sec. XIX che ha prodotto lo stato laico (318).

L'odierna situazione è di una società pluralistica, su cui si è espresso il Concilio Vaticano II, soprattutto nella cost. past. Gaudium et spes. Questa così si esprime in quanto attiene alle questioni che qui ci interessano: "È di grande importanza, in una società pluralistica, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori ".

E prosegue: " La Chiesa, che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana.

La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane, Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti, in maniera tanto più efficace quanto meglio coltiveranno una sana collaborazione tra di loro, secondo modalità adatte alle circostanze di luogo e di tempo. L'uomo non è limitato al solo orizzonte temporale, ma vivendo nella storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna.

E la Chiesa, fondata nell'amore del Redentore, contribuisce ad estendere il raggio d'azione della giustizia e dell'amore all'interno di ciascuna nazione e tra tutte le nazioni. Predicando la verità evangelica e illuminando tutti i settori dell'attività umana con la sua dottrina e con la testimonianza resa dai cittadini, rispetta e promuove anche la libertà politica e la responsabilità dei cittadini.

Certo le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono strettamente unite, e la Chiesa stessa si serve delle cose temporali nella misura che la propria missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi ad essa offerti dall'autorità civile. Anzi essa rinunzia all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove costatasse che il loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero altre disposizioni.

Ma sempre e dovunque, e con vera libertà, è suo diritto predicare la fede e insegnare la sua dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la sua missione tra gli uomini e dare il suo giudizio morale, anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime. E questo farà, utilizzando tutti e solo quei mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni.

Nella fedeltà al Vangelo e nello svolgimento della sua missione nel mondo, la Chiesa, che ha come compito di promuovere ed elevare tutto quello che di vero, buono e bello si trova nella comunità umana, rafforza la pace tra gli uomini a gloria di Dio " (n. 76).

Dopo quanto si è detto, è chiaro che la Chiesa ha il diritto di regolare in piena indipendenza ciò che riguarda la vita religiosa dei fedeli, mentre mutui restano i diritti della Chiesa e dello Stato in alcune materie, in cui lo spirituale e il temporale si mescolano intimamente, ad es. in materia di educazione e di scuole (319); per cui è auspicabile e sarebbe necessaria per il bene comune una cooperazione.

In ogni caso spetta ai cittadini cattolici di ogni Stato adoperarsi per esigere uno statuto giuridico conforme alle esigenze della propria fede.

NOTE

313       Cfr. LEONE XIII, Enc. Sapientiae christianae: Acta Leonis XIII, X, 10-41; V. CATHREIN, La morale cattolica. Roma 1913, 227 ss.; A. OTTAVIANI, Institutiones iuris publici ecclesiastici, Romae 1936, 2 vol.; i trattati del de Ecclesia, come quelli dell'Ottiger, dello Straub, del Dorsch, del Billot, del Vellico, del Zapelena; C. ALGERMISSEN, La Chiesa e le chiese, Roma I960, M. JUGIE, Où se trouve le catholicism integral, Paris 1947, G, VODOPIVEC, Chiesa, in Dizion. del Conc. ecum. Vatic. II dì S. Garofalo, 710-796; B. GHERARDINI, La Chiesa oggi e sempre. Saggi storici critici di aggiornamento ecclesiastico, Milano 1974.

Il più recente insegnamento della Chiesa, cioè la costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II ribadisce la visibilità e la necessità della Chiesa, nonché la sua divina istituzione:

" II Santo Concilio si rivolge quindi prima di tutto ai fedeli cattolici. Esso insegna, appoggiandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, che questa Chiesa peregrinante è necessaria alla salvezza, perché il solo Cristo, presente in mezzo a noi nel suo Corpo, che è la Chiesa; è il Mediatore e la via della salute, ed Egli stesso, inculcando espressamente la necessità della fede e del battesimo (cfr. Me 16, 16; Gv 3, 5), ha insieme confermata la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo come per una porta. Perciò non possono salvarsi quegli uomini, i quali, pur non ignorando che la Chiesa Cattolica è stata da Dio per mezzo di Gesù Cristo fondata come necessaria, non vorranno entrare in essa o in essa perseverare.

Sono pienamente incorporati nella società della Chiesa quelli che, avendo lo Spirito di Cristo, accettano integralmente la sua organizzazione e tutti i mezzi di salute in essa istituiti, e nel suo corpo visibile sono congiunti con Cristo - che la dirige mediante il Sommo Pontefice e i Vescovi - dai vincoli della professione della fede, dei sacramenti, del regime ecclesiastico e della comunione " (n. 14).

E ancora: "Cristo, unico Mediatore, ha costituito sulla terra e incessantemente sostenta la sua Chiesa santa, comunità di fede, di speranza e di carità, quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde su tutti la verità e la grazia. Ma la società costituita di organismi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, formano una sola complessa realtà " (n. 8). Cfr. anche: S. Congregazione per la dottrina della fede, Declaratio circa catholicam doctrinam de Ecclesia..., 11 maggio 1973: AAS 65 (1973) 396-408.

314       Cfr. la bibliografia antecedente e: R. DE BRICY, La conception catholique de l'Etat, Bruxelles 1938; A, BRUCCULESI, Lo Stato e l'individuo, Roma 1938; G. GONNELLA, Principi di un ordine sociale, Roma 1944; H. A. ROMMEN, The State in the catholic tought, St. Louis 1950; G. DEL VECCHIO, Lo Stato, Roma 1953 (con abbondante bibliografia, in appendice).

315      Cfr. i trattati di diritto pubblico ecclesiastico classico del CAVAGNIS, OTTAVIANI; in particolare: A. OTTAVIANI, Stato e Chiesa, Roma 1953; L. STURZO, L'église et l'état, Paris 1936; VARI AUTORI, Chiesa e Stato (per il decennale della Conciliazione tra la S. Sede e l'Italia), Milano 1939, 2 vol.; N. JUNG, Le droit public de l'Eglise, Paris 1948; O. SCHILLING, Apologia della morale cattolica, Milano 1949, 270 ss.; J. Y. CALVEZ, La comunità politica, in La chiesa nel mondo contemporaneo, Brescia 1966, 233-268 e gli altri studi nello stesso volume; G. MATTAI, Morale politica, Bologna 1971; B. GHERARDINI, La Chiesa e la sua legge, Roma 1971; F. Cocco, Stato, in Dizion. encicl. Di teol. morale, 2a ed., 979-990.

316    Dich. Dìgnitatis humanae, proem. e n. 1. - Solo dopo questa irrinunciabile premessa il Concilio prende ad enucleare la dottrina sui diritti inviolabili della persona umana, a partire dalla libertà religiosa:

" Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte di singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potestà umana, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza ne sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana " (ib,, n. 2),

317        Cfr. ad es. quanto dice Pio XI nell'enc. Divini illius magistri, sull'educazione (31 dic. 1929; AAS 22 [1930] 49-86).

318        Cfr. AA.VV., Laicismo e non laicismo, Milano 1955, Per la storia: O. GIACCHI, Lo Stato laico. Formazione e sviluppo dell'idea e delle sue attuazioni, .Milano 1947; L. DE GOBBI, II laicismo sociale contemporaneo, Rovigo 1958; P. PAVAN, Laicismo d'oggi, Roma 1961.

319         "Da parte sua la Santa Madre Chiesa, osserva la Dichiarazione conciliare sull'educazione, nell'adempimento del mandato ricevuto dal suo divin Fondatore, che è quello di annunziare il mistero della salvezza a tutti gli uomini e di instaurare tutto in Cristo, ha il dovere di occuparsi dell'intera vita dell'uomo, anche di quella terrena, in quanto connessa con la vocazione al Gelo, e perciò ha un suo compito specifico in ordine al progresso ed allo sviluppo dell'educazione" (Dich. Gravissimum educationis, proem,),

Quindi " ad un titolo tutto speciale il dovere di educare spetta alla Chiesa, non solo perché essa va riconosciuta anche come società umana capace di impartire l'educazione, ma soprattutto perché essa ha il compito di annunciare a tutti gli uomini la via della salvezza, e di comunicare ai credenti la vita di Cristo, aiutandoli con sollecitudine incessante a raggiungere la pienezza di questa vita. A questi suoi figli, dunque, la Chiesa, come Madre, deve dare un'educazione tale, che tutta la loro vita sia penetrata dello spirito di Cristo, ma nel contempo essa offre la sua opera a tutti 1 popoli per promuovere la perfezione integrale della persona umana, come anche per il bene della società terrena e per la edificazione di un mondo più umano" (ib., n. 3).

E per lo Stato: " Oltre i diritti dei genitori e di quelli a cui essi affidano una parte del loro compito educativo, ci sono determinati diritti e doveri che spettano alla società civile., poiché questa deve disporre quanto è necessario al bene comune temporale. Rientra appunto nelle sue funzioni favorire in diversi modi l'educazione della gioventù; cioè difendere i doveri e i diritti dei genitori e degli altri che svolgono attività educativa e dar loro il suo aiuto; in base al principio della sussidiarietà, laddove manchi l'iniziativa dei genitori e delle altre società, svolgere l'opera educativa, rispettando - s'intende - i desideri dei genitori; fondare inoltre, nella misura in cui lo richieda il. bene comune, scuole e istituti propri " (ib., n. 3).

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