Teol - Morale: DIRITTI ACQUISITI (25)
...PROPRIETÀ DELLE COSE ACQUISITE. DIVERSI SISTEMI PER SPIEGARE LA PROPRIETÀ. Sistemi che negano il sorgere del diritto indipendentemente dalla società civile. Sistemi che ammettono la proprietà esterna anche nello stato di natura, anteriormente alla legge positiva. Sistemi che ammettono la sola proprietà comune....

Trattato di Teologia morale

PARTE III

I DOVERI DELL'UOMO NEI SUOI RAPPORTI CON IL PROSSIMO

 

3. DIRITTI E DOVERI INDIVIDUALI - DIRITTI ACQUISITI

L'uomo ha il possesso e il dominio di sé. Tutte le facoltà e i poteri che ne conseguono sono da natura (si possono ricondurre al concetto di persona e al concetto di natura). Da ciò ne consegue, come si è veduto, che egli ha libertà giuridica assoluta, innata in tutti quegli atti che trovano un titolo giuridico nei diritti connaturali, ad es. libertà di fare tutto ciò per cui l'uomo tende alla sua vera felicità, alla sua pienezza; di esercitare la virtù, di giudicare rettamente, di scegliere la via o i mezzi che giudica migliori per giungere alla sua pienezza. Un altro diritto può essere connesso con il lavoro, ma non proviene solo dal lavoro ed è per questo che occorre parlarne a parte: il diritto di proprietà.

Oltre a ciò l'uomo ha la libertà relativa, connaturale di porre atti che non siano lesivi del diritto altrui, ad es. ha il diritto di parlare, quello della libertà corporale. Tra i diritti propri della nostra libertà relativa vi è quello di acquistare con nostre azioni, a noi utili e che gli altri non hanno motivo di impedirci, altri diritti. Perciò i diritti acquisiti si fondano su un diritto connaturale.

Perché il diritto si possa acquistare è necessario un fatto; questo è il titolo del diritto. Ma perché un fatto possa essere titolo di diritto, si richiede: a) che non sia ingiusto; b) che sia tale da creare in noi un rapporto di dominio sulla cosa, vale a dire: o che ci dia la proprietà di una cosa; o che ci dia la libertà giuridica.

Il fatto, con cui si pone in essere un diritto di acquisto, è un atto di acquisto. Possiamo così parlare sia nell'ordine soprannaturale, sia in quello naturale.

I. PROPRIETÀ DELLE COSE ACQUISITE.

Ogni proprietà, sia connaturale, sia acquisita sta nella connessione della cosa alla persona per i fini della persona. L'atto di acquisto è un fatto, mediante il quale l'uomo congiunse a sé una cosa ed a sé la riferisce. Come si compie tale connessione?

II.   DIVERSI SISTEMI PER SPIEGARE LA PROPRIETÀ (170).

Innanzitutto noi non riteniamo scientificamente legittima l'impostazione del problema, parlando unicamente della proprietà privata in opposizione alla proprietà comune. C'è anche da considerare come una cosa possa diventare oggetto di proprietà comune.

1. Sistemi che negano il sorgere del diritto indipendentemente dalla società civile.

a) Alcuni pochi (Hobbes) ammettono il diritto di tutti su tutto, e perciò nessuno può possedere pacificamente una cosa.

b) Altri, negano un diritto indipendente dalla società civile, perché solo nella società civile si ha la sanzione di un tale diritto (Bentham).

c) Altri aggiungono: i diritti sono reciproci. La reciprocità dei diritti non può essere garantita altro che dalla società civile (171).

Riguardo al sistema Hobbesiano, osserviamo: un diritto positivo di tutti su tutto è impossibile; anzi è assurdo, se considerato in maniera singolare. Se in maniera collettiva, bisognerebbe ancora provare il perché di questa proprietà collettiva. Se si tratta di un diritto negativo, (nel senso che le cose non sono di nessuno, vale a dire possono essere occupate da chiunque), bisogna ancora dimostrare la ragione di tale destinazione e di tale indifferente possibilità di possesso. Del resto con tale interpretazione, saremmo già fuori del sistema di Hobbes.

Quanto alle ragioni del Bentham: la garanzia del diritto suppone già il diritto: possono darsi dei diritti naturali, non garantiti positivamente.

Quanto poi al concetto di reciprocità del diritto: se si assume nella sua ampiezza, è falso; si deve ammettere solo come possibilità di difesa del diritto (e quindi anche del risarcimento del danno).

Qualsiasi sistema che neghi il sorgere del diritto indipendentemente dalla società civile è un sistema in sé contraddittorio (parliamo del diritto di proprietà sia privata che collettiva).

Come si può legiferare su cose in cui non si ha diritto? Si potrebbe pensare con alcuni al consenso di tutti gli uomini. Ora - a parte che il consenso non potrebbe legare gli altri nel futuro - occorre dire che non si può pensare ad un consenso esplicito neanche nel presente; il consenso suppone una possibilità di disporre delle cose.

2. Sistemi che ammettono la proprietà esterna anche nello stato di natura, anteriormente alla legge positiva.

Alcuni ammettono che l'occupazione costituisce l'origine della proprietà; ma non tutti spiegano ugualmente la cosa, cioè qual è la forza morale dell'occupazione, mentre altri ricorrono al lavoro o al libero esercizio del diritto (172) di occupare le cose libere nei limiti compatibili con il diritto altrui.

3. Sistemi che ammettono la sola proprietà comune (173).

Su questa scia si sono poste le dottrine socialiste, tra cui quelle d'ispirazione marxista, le quali col tempo si divisero in due opposte tendenze: socialismo e comunismo; concordi nell'ammettere la tesi della proprietà collettiva e con essa il sistema filosofico di Marx (materialismo dialettico, applicato poi anche alla storia: materialismo storico), ma contrastanti tra loro quanto al procedimento da seguire e alla scelta dei mezzi per attuarla nella vita sociale: l'una proponendosi di avanzare per gradi e rispettando il metodo democratico, l'altra decisa a usare la violenza ed a sopprimere una volta per sempre la proprietà privata (rivoluzione). Marx accolse l'errore di Ricardo, che faceva consistere il valore dei beni nel lavoro necessario a produrli, e sotto l'impulso degli abusi che si commettevano ai suoi tempi, per l'interpretazione esageratamente individualistica del diritto di proprietà privata, propugnata dal liberalismo, giunse alla conclusione che i beni di produzione, e in particolare quelli naturali, resi adatti, mediante il lavoro, a produrre nuovi beni (capitale), appartengono di diritto allo Stato proletario, rappresentante sul piano nazionale della massa dei lavoratori, ossia, nell'attuale periodo dell'economia capitalistica, della grande maggioranza dei cittadini. Le attuazioni più integrali di queste concezioni si sono avute in Russia e in Cina, che le hanno imposte altrove.

Note

170           Cfr. G. RENARD, Une thèse de philosophie scholastique. Proprietà privée et propriété humaine, Paris 1926; P. TISCHLEDER, Eigentum, in Staatlexicon, I, Freiburg 1926, col. 1582-1597; O. VON NELLBREUNING, Eigentum, in Das neue Reich, 10 (1927) 53-54; J. BIEDERLACK, Zivilgesetzliches Eigentumsrect und christliches Sittengesetz, ib., 186-188, 211-213; A. WIESINGEN, Der Romisch-rechtliche und der Christlich-Germanische Eigentumsbegriff, ib. 238-239: A. SCHOEPFER, Zur Kontroverse ùber das " Eigentum", ib., 261-263; A. HORVATH, Etgentulshecht nach dem hl. Tomas von Aquin, Graz 1929; O. SCHILLING, Der kirchliche Eigentumsbegriff, Freiburg 1930; T. ROTHE, De l'existence de la propriété, Paris 1930; R. BRUNET, La propriété privée chez s. Thomas d'A., in Nouv. rev. théol. 66 (1934) 914-927; F. GERBERT, Das Wesen des Eigentums, Dusseldorf 1935; V. MORIN, La propriété privée, droìt réel, droit limite d'après S. Thomas d'Aquin et les encycliques de Leon XIII et de Pie XI, Montreal 1936; A. LANZA, La proprietà: l'aspetto teologico-morale, in Riv. intern. di scienze soc., 51 (1943) 48-49; G. CARRARA, La proprietà: l'aspetto giuridico, ib., 49-50; F. FEROLDI, La proprietà: l'aspetto sociale-economico, eb., 50-51; F. VITO, L'estensione della proprietà a tutti i ceti del popolo secondo la dottrina cattolica, ib., 52 (1944) 210-225; R. AUBENAS, La conception de la propriété depuis les invasions germaniques jusqu'à la Révolution, in Economie et Humanisme (1943) 33-48; H. MULTZER, La propriété sans le vol., Paris 1945; I. LECLERCQ, Travail-Proprieté, Louvain 1946; F. GAVAZZA, Personalità e proprietà, in Studium (1946) 21-26; A. BRUCCULERI, La funzione sociale della proprietà. Roma 1944; J. TONNEAU, Propriété, in DTC, XIII, 757-846; J. DARMINE, Le droit de propriété et les documents récents du Saint Siège, in Rev. dioc. Tournai, 2 (1947) 120-127; V. VANGHELUWE, De privato dominio proprietatis, in Collationes brugenses, 43 (1947) 99-110; le., De privati domimi proprietatis limitibus, ib., 176-183; U. VIGLINO, La funzione sociale della proprietà ed il suo fondamento metafisico, in Acta Pont. Ac. Rom. 5. Thomae, 2-3 (1949) 19-37; I. DE SOUEBERGHE, Propriété de droit naturel, in Nouv. Rev. Théol. 82 (1950) 580 ss.; Tre giorni di teologia morale 1951..., Torino 1952 (relazione GOZZETTI): A. STEVAUX, Le droit de propriété, son fondement et ses limites, in Rev. dioc. de Tournai, 7 (1952) 337-342; J. LECLERCQ, Travail-Propriété, Louvain 1946; Proprietà e partecipazione alla gestione delle aziende nel pensiero dei Sommi Pontefici. Passi scelti.... Roma, 1952; P. BAYART, La proprietà capitaliste et la doctrine sociale de l'Eglise, in Mélanges de science religieuse, 12 (1955) 59-72; S. CALAFATO, La proprietà privata in S. Ambrogio, Torino 1958; F. VITO, Proprietà privata e proprietà pubblica, in La " Mater et magistra " e i problemi attuali del mondo. Roma 1962, 59 ss.; AA. VV., La vita economica nel magistero della Chiesa, Milano 1966; P. PAVAN, Proprietà - Persona - Socialità, in I problemi dell'economia mondiale alla luce della " Populorum progressio ", Milano 1967, 307-380; AA. VV., Oeconomia humana, Beitràge Zum Wirtschaufts-Kapitel der Pastoralem konstitutions. Colonia 1968 (cfr. l'articolo sulla Proprietà di A. Rauscher); C. GANCHO, Proprietà, in Enciclopedia della Bibbia, Torino 1970, V, 983-985.

171        II soggetto della proprietà può essere un individuo (persona fisica), o un gruppo di individui (persona morale), riuniti in una qualche forma di associazione, naturale (famiglia, comune, Stato) o liberamente costituita (vari tipi di società commerciale, sindacati, ecc.), e solidali circa il dominio di un bene indivisibile o attualmente indiviso (comunione di beni). Si da allora una proprietà individuale e una proprietà comune. Questa vien detta familiare, sociale o collettiva, se il soggetto del diritto è una famiglia, una libera associazione o una pubblica collettività (Chiesa, Stato, Enti pubblici minori); sebbene in quest'ultimo caso si dovrebbe parlare più esattamente di proprietà pubblica, conforme al carattere peculiare di quelle collettività. In tutti gli altri casi la proprietà si dice privata. Cfr. R. SCHLATTER, Private property, the bistory of an idea, New Brunswick, N. Y. 1952.

172        Sono queste le ipotesi:

a) Grozio e Puffendorf ricorrono ancora una volta al consesso degli uomini (implicito o tacito), ma si trovano a cozzare contro le difficoltà di prima. Grozio poi aggiunge che ciò è più conforme all'equità (Cfr. H. GROTIUS, De iure pacis et belli, Francofurti 1631, 1. 2, q. 2, n. 2). Ma allora perché non ricorrere direttamente all'equità e spiegarlo? È vero che gli uomini riconoscono l'occupazione come titolo di acquisto: ma ciò non vuoi dire che il consenso sia costitutivo del diritto.

b) Altri, come Rosmini (Filosofia del diritto, n. 312-328) ricorrono immediatamente all'occupazione, non come al fatto primigenio, con cui avviene l'appropriazione, ma come al principio che giustifica l'appropriazione, cioè il diritto di proprietà. Non si comprende perché questa connessione fisico-morale faccia diventar propria una determinata cosa. Compreso il diritto di proprietà, si può comprendere il perché dell'occupazione, ma l'occupazione non spiega di per sé il perché della proprietà. Altrimenti rimangono due sole possibilità: o spiegare tutto per l'uso della libertà come tale, non lesiva del diritto altrui oppure perché si è lavorato.

c) Alcuni della scuola Kantiana applicano il principio di Kant: " ciascuno ha diritto di fare quanto non impedisce che anche tutti gli altri possano in ugual modo esistere ". Di qui lo Zeiller dichiara: " chi usa a suo piacimento delle cose che non hanno padrone, lasciando che anche ogni altro uomo impieghi per i suoi fini privati quelle cose che sono libere, agisce conformemente ad una regola secondo la quale l'attività di tutti può essere compatibile con la sua " (II diritto privato naturale, p. 52).

E se uno occupasse tutto? o buona parte? si avrebbe ugual diritto? Kant in realtà nega una proprietà stabile e permanente nel diritto di natura. Egli ricorre ad una convenzione, ma ad una convenzione necessaria ed indispensabile. Il diritto di fare può essere anche capito, ma come dal diritto di fare si ricava il diritto di far propria una cosa?

d) Altri ricorrono al lavoro (e spiegano l'occupazione come lavoro) (Locke, Ricardo). Perché una cosa intorno a cui si lavora diventa propria? lavorare una cosa, già significa appropriarsela, onde poterla lavorare. Ma non sempre il lavoro è richiesto per l'acquisto della proprietà, come avviene per i frutti naturali che si offrono spontaneamente, ne sempre è un motivo bastevole, come per i beni che la natura chiaramente destina a comune utilità.

173     Cfr. K. MARX e F. ENGELS, Manifesto del partito comunista, a cura di E. CANTIMORI MEZZOMONTI, Torino 1949; V. LENIN, Opere (3* ed. russa) 1927-1936, specie le opere: Materialismo ed empiriocriticismo (nel vol. 13°; trad. ital., Brescia 1946); Lo stato e la rivoluzione (nel vol. 21°); G. STALIN, Questioni del leninismo. Mosca 1946; RENE DULOP MILLER, Geist und Gesidt des Bolschevismus (trad. ital.: Il volto del bolscevismo, Milano 1930); G. MANACORDA, Il bolscevismo", Firenze 1942; N. BERDJAEV, Problème du communisme, Paris 1933 (trad. ital.: Il problema del comunismo, Brescia 1945); G. WETTER, II materialismo dialettico sovietico, Torino 1945, In., Sinn und. Schicksal der russ. Kommunismus, Imern (trad. ital.: Il senso e le premesse del comunismo russo, Roma 1944); ID., Materialismo dialettico, in EC, VIII, 366- 377; le.. Materialismo storico, ib., 377-386; I. POETROW, II concetto della democrazia bolscevica, Rovigo 1947; R. LOMBARDI, Dottrina marxista. Roma 1947; A. PEREGO, Il marxismo, Chieri 1949; R. MASI, L'insegnamento di Pio XII contro il materialismo dialettico ateo, in Euntes docete (1960) 40-75; PHILIPPE DE LA TRINITÉ, O.C.D., Dialogue avec le marxisme. " Ecclesiam suam " et Vaticano II. Appendice sur Teilhard de Chardin, Paris 1966.

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