Storia - età antica: Card. Hergenrother: Storia della Chiesa - EVO ANTICO (3_1_24)

PARTE PRIMA: EVO MEDIO. La controversia iconoclasta e l'alleanza del papato con i carolingi (692-867). CAPO VENTIQUATTRESIMO. Le prime missioni cristiane nei regni nordici; s. Anscario. 



PARTE PRIMA: EVO MEDIO. La controversia iconoclasta e l'alleanza del papato con i carolingi (692-867).

CAPO VENTIQUATTRESIMO.
Le prime missioni cristiane nei regni nordici; s. Anscario.

§. 1

Dalla Germania convertita il cristianesimo distendevasi verso settentrione fra i popoli della Scandinavia, di razza e di lingua, di religione e di costumi congiunti ai germani, ma da lungo tempo divisi in nazioni particolari (danesi, normanni, svedesi), e ancora nel secolo nono spartiti in tanti piccoli regni governati da regoli di assai ristretta potenza.
Pochi templi essi avevano con sacerdoti e sacerdotesse, offrivano sacrifizi di animali e di uomini, praticavano gli incantesimi, usavano una certa forma di battesimo dei bambini e un cotale segno del Dio del tuono (Thor), simile alla croce, per benedire il cibo e la bevanda. La poligamia era lecita, benché per altro vi fossero in onore le donne, come presso i germani: e parimente l'esporre e mettere a morte i bambini, le vendette di sangue, la crudeltà e la barbarie, massime contro gli schiavi; un'indomabile audacia e disprezzo della morte, il suicidio e la bramosia di sanguinose conquiste erano frequenti in questi popoli. Audaci pirati, volentieri correvano i mari, devastavano le costiere della Gallia, della Germania e dell'Inghilterra, facevano traffico di uomini e se ne portavano via ricchi tesori. La loro idolatria era simile a quella degli antichi germani, ma di un'impronta anche più cupa e tenebrosa, quale si mostrava eziandio nelle saghe e nei miti. Principale divinità era Odino, dal quale originavano le schiatte reali; indi Thor, Dio della guerra e del tuono, e Freia, Dea della natura, stati in lotta con la razza dei giganti, di cui l'uno ucciso, per nome Imero, aveva poi dato materia alla formazione del mondo. Tutto fra essi ricordava una lotta tra forze insociabili; pure non vi mancava l'idea di una retribuzione nell'altra vita e di una futura l'innovazione del mondo. Ad accettare il cristianesimo però questi popoli erano ancor meno propensi che i germani; e solamente l'esempio del re e dei grandi vi poteva a poco a poco ridurre le moltitudini inselvatichite e barbare (372).

§ 2.

Già Carlomagno aveva disegnato erigere in metropoli Amburgo a pro dei danesi e degli slavi, e intanto l'aveva data al prete Eridaco, senza però unirla ai vescovadi da sé fondati nella Germania settentrionale; ma egli fu costretto dalle tante sue cure e fatiche, di lasciare l'attuazione di tale disegno al figliuolo suo Ludovico il Pio; e questi pure sul principio del suo governo non poté mettere mano ad effettuarlo.
Intanto, caduti vani gli sforzi tentati da Wilfrido di York e da Willibrordo nel Jutland e nello Schleswig, Willeado primo vescovo di Brema, si recò a predicare ai ditmarsi; e in mezzo a questi il suo compagno Atrebano fu martirizzato, l'anno 782. Ludgero di Munster aveva del pari fondato una cristianità nell'isola di Helgoland. Di poi soggettati pienamente i sassoni, si resero più frequenti le comunicazioni dei danesi coi franchi, e Ludovico il Pio ebbe non poche opportunità di adoperarsi alla loro conversione. L'arcivescovo Ebbone di Reims, l'anno 822, si sobbarcò al doppio incarico di legato imperiale e di missionario in Danimarca e si condusse col monaco Alitgaro nello Schleswig, dopo avutone autorità dal papa, Pasquale I, e quivi, col favore del re Araldo, il quale cercava la protezione dell'imperatore, predicò e battezzò. Centro della sua missione era Welna o Wellano (Munsterdorf presso Itzehoe), donatagli dall'imperatore per i bisogni della missione. Ma nell'826 re Araldo fu di nuovo scacciato del suo regno e ricorse per aiuto all'imperatore in Ingelheim. Allora Ebbone abbandonò il campo delle sue fatiche, scoraggiato del poco frutto raccolto, e se ne tornò alla propria diocesi. Araldo poi con tutto il suo seguito si fece battezzare alla corte imperiale, e ottenne promessa di aiuto, a fine di riacquistare il suo potere, obbligandosi a faticare di poi con ogni studio alla conversione del suo popolo (373).
Un giovane monaco, del monastero di Nuova Corbia istituito l'anno 822 dall'abate Adalardo (non lungi di Hoxter sul Weser) (374), il quale monaco aveva nome Ansgar o Anscario, era nato l'801, e dall'anno 823 maestro del monastero principale, confortato da una visione, erasi disposto a prendere la missione dagli altri così temuta. Autberto, provveditore del monastero, si unì a lui, e l'imperatore lì provvide amendue di tende, di arredi sacri e altro bisognevole. Con ciò si misero in via l'anno 827.
Amendue faticarono da prima nel paese di Schleswig, ed eressero a Hedeby, nella parte meridionale di Schlei, una semola per i bambini pagani ricomprati da schiavitù, i quali dovevano allevarsi a servigio della missione. Altri maggiori progressi furono sturbati da una nuova cacciata di re Araldo (828) e dalla morte di Autberto (829). Ansgario fu allora deputato quale messo dell'imperatore Ludovico in Svezia, il cui re prometteva di non intralciare la predicazione della fede cristiana, onde mercatanti cristiani e prigionieri avevano già sparso i primi semi. In luogo di Autberto successe il monaco Witmaro, e al re Araldo in Danimarca recossi Gislemaro. La legazione di Ludovico fu presa e derubata dai corsari: Ansgario vi perdè ben anco i suoi libri. Ma non si lasciò egli per questo cader d'animo, anzi dopo un lungo rigiro pervenne a Birka (isola di Biorko sul lago di Melar), ove il re aveva stanza. Questi gli permise di predicare pubblicamente la fede, e molti nobili presero a favorire i missionari. Erigario, consigliere e confidente del re, si fece battezzare e fabbricò nelle sue terre la prima chiesa di Svezia. Ansgario e Witmaro vi travagliarono un anno e mezzo, e di poi nell'83l fecero ritorno con una lettera del re di Svezia all'imperatore Ludovico, il quale fe' celebrare una festa in rendimento di grazie e conforme al disegno formato già da suo padre, istituì il vescovado di Amburgo. Ansgario ne fu consecrato arcivescovo. L'imperatore conferì a lui ed a' suoi successori l'abbazia di Thurholt o Thorout (tra Bruges e Ipri) in Fiandra, affine di supplire colle sue entrate ai necessari dispendii, e servire insieme di rifugio nei tempi di calamità. Papa Gregorio IV nominò Ansgario ed Ebbone per suoi legati nei regni del settentrione. Quest'ultimo destinò per la Svezia suo nipote Gauzberto e lo sacrò vescovo col nome di Simone. Ansgario allora coltivò il suo piccolo gregge di cristiani fra i nordalbingesi e i danesi, aggiunse nuovi fedeli, inviò fanciulli da educare a Thurholt, edificò una cattedrale ed un monastero in Amburgo, vi raccolse una biblioteca e con ogni possibile sforzo faticò al bene della sua vasta diocesi.
Ma Orico ovvero Erico, re supremo del Jutland e di Funi, faceva ogni opera di estirpare il cristianesimo, e nell' 842 comparve di repente con un'armata di 600 navi rimpetto ad Amburgo e la accerchiò. Il conte Bernario n'era assente, il presidio assai debole; quindi la città fu presa e distrutta. Ansgario non riuscì che a salvare le reliquie e andò qua e là ramingo, insino a che ebbe ricovero presso una pia donna di Ramesloh, nell'Holstein. Anche Gauzberto, il quale sulle prime aveva trovato buone accoglienze in Isvezia, intorno a questo tempo fu costretto a fuggirsene per cagione di una sommossa, in cui Nitardo, suo parente, lasciò la vita. Ansgario era al tutto privo di soccorsi: morto Ludovico il Pio, suo protettore: il vescovo Ludovico di Brema a lui avverso; ritoltogli il monastero di Thurholt da Carlo il Calvo e dato ad un favorito di corte. Fra tante distrette il forte eroe non cadde d'animo. In questo, il vescovo di Brema uscì di vita e Ludovico il Germanico si dispose di unire Brema con Amburgo; il che dopo molte opposizioni, massimamente perché Brema era suffraganato di Colonia, venne mandato ad effetto e ottenne la conferma del papa. Ma quando fu risoluta una tale unione a Magonza l'847 e 848, la sede di Colonia vacava; onde l'arcivescovo Guntero, assunto l'850, ricusò di poi per più anni il suo consenso alla separazione di Brema dalla sua metropoli: e solo nell'857, a Vormazia si lasciò condurre da Ludovico il Germanico a darvi un assenso condizionato. Ludovico poi inviò il vescovo Salomone di Costanza a Roma, e papa Nicolò I finalmente ratificò nelle forme il nuovo provvedimento. Con tutto ciò anche appresso i vescovi di Colonia ripresero i loro tentativi di rivolgere a sé di nuovo la giurisdizione su Brema ed Amburgo (375).

§ 3.

Fra questo mentre Ansgario promoveva la conversione dei danesi col più vivo zelo: li visitava spesso e quale inviato del re di Germania si conciliò con presenti e con offici la confidenza del re danese, Erico, a segno tale che questi lo prese tra i suoi più intimi confidenti. Egli poté quindi erigere nello Schleswig una chiesa e porvi un sacerdote: conferì il battesimo a gran numero di pagani e a molti restituì eziandio la sanità corporale. Stimolò pure Gauzberto di ritornare in Isvezia, ma questi per timore che forse la sua presenza vi eccitasse nuovi subbugli, sostituì in sua vece il proprio cugino Erimberto. Con questo Ansgario stesso, protetto da un inviato danese e vivamente raccomandato dal re di Danimarca, fece ritorno a Birka nell' 803, e vi incontrò tuttavia alcuni antichi amici, ma insieme nemici in gran numero. Il re Olof, già propenso a condiscendergli, ne richiese di consiglio i suoi nobili, e fu deliberato investigare con le sorti il volere della Divinità, quanto al concedergli licenza di predicare liberamente. Le sorti caddero favorevoli e la licenza fu accordata: anzi il re fece dono di una corte da edificarvi una chiesa, ed Ansgario un'altra ne comprò da costruirvi una casa per Erimberto, il quale doveva rimanere in paese.
Ansgario ritornò poi in Danimarca l'anno 854; ma tra quel mezzo il partito pagano avea levato sommossa contro il re Erico, e questi era caduto nel conflitto. Il re Erico II seguì sulle prime la fazione pagana, sbandeggiò i preti cristiani e fece chiudere le chiese nello Schleswig; ma Ansgario con fervide preghiere e con ogni più efficace industria riuscì a svolgere l'animo del re, tanto che questi gli fece assicurare com'egli intendesse, al pari del suo predecessore, godere la grazia di Cristo e l'amicizia del signore arcivescovo, e anche richiamare nello Schleswig i preti scacciatine. Ansgario si recò allora egli stesso a corte, e ne ottenne facoltà di erigere una chiesa a Ripen nel Iutland, celebrare liberamente gli uffizi divini e altresì d'introdurre il suono delle campane, cosa odiatissima dai pagani quasi un incantesimo. Al suo ritorno gli venne fatto di porre qualche limite al traffico degli uomini usato dai nordalbigesi e favorito pur anche dai conti. Ansgario rigido con sé quanto benigno con altri, usato alle fatiche di mano (intessendo reti a maglia), indurito agli stenti e alle privazioni, liberale con tutti, osservatore fedele della sua regola, edificava ospedali, redimeva captivi, inviava elemosine ai paesi più lontani, si dava ogni sollecitudine per tutti i bisogni dei suoi, e solo di questo affliggevasi che non gli fosse toccato il martirio. Egli passò di questa vita, dopo una infermità di quattro mesi e un apostolato di 34 anni, in età di anni 64 al 3 di febbraio 866, pronunziando queste parole: «Signore, ricordati di me secondo la tua grande misericordia e per la tua grande bontà» (376).
Ansgario fu al nono secolo, quello che Bonifacio nell'ottavo; egli s'intitola a ragione l'Apostolo del Nord. E Remberto ovvero Rimberto (+888), suo discepolo prediletto e successore, che ne descrisse la vita, poté a buon diritto, in presenza del re Ludovico il germanico e di molti vescovi, porlo nel novero dei santi. Egli stesso poi, eletto ad una voce dal clero e dal popolo, confermato dal re Ludovico e da papa Niccolò I, operò in tutto conforme allo spirito del suo grande predecessore; e fu sì fuor d'ogni misura mansueto e benefico, da alienare persino i vasi sacri della chiesa a fine di redimere i prigionieri cristiani. Parimente alla conversione del Nord egli si travagliò senza posa; due volte almeno si condusse in Isvezia, e vi battezzò anche un principe del paese. Nell'870 battezzò pure Erico II del Iutland. Ma dopo sopravvennero tempi estremamente difficili, e quindi una sosta per la missione del Nord.


NOTE

(372) Edda rhytmica S. antiquior. Saemundina dicta ed. Thorlucius (Hamb. 1787 s.), t. 4. recens,. Raskii cur. Afzelius, Holm. 1818. Traduzioni di molti canti edite dall' Hagen (Breslau 1814), dal Grimm (Berlin 1815), dal Legis (Leipzig 1829 ss. voll. 3). Questa mitologia in canti sacri fu raccolta nell'antica forma poetica, verso il 1100, dal prete cristiano Saemund Frode, ovvero Sigfusson (morto circa il 1133); ma in prosa fu registrata in parte dallo storico irlandese Snorre Sturleson e da altri fino al secolo XIV. Snorna=Edda assamt Scaldu af Rask. StockhoJm 1818; trad. in tedesco daFr. Ruhs, Berlin 1812. L'antica e la moderna Edda fu, insieme con le narrazioni mitologiche degli Skalda, tradotta e commentata dal Simrock, Stuttgart 1855. Spiegazioni e commenti presso il Kraft, Kirchengesch. germ. Volker I, 1, p. 118 ss. Il poema Muspilli ed. Schmeller, in Buchners Beitragen I (Munchen 1832), 2. Stuhr, Glauben, Wissen und Dichten der alten Skandinavier. Kopenhagen 1825. Lellis, Alkuna nord. und nordslav. Mythologie. Leipzig 1831. Hofmeister, Nord. Mythologie. Hannover 1832. (Petersen e Thomsen) Leitfaden zur nordischen Altertumsknnde, trad. dal Paulson. Copenhagen 1837. Dahlmann, Gesch. von Danemark. voll. 3. Hamburg 1840 ss. Munch, Die nordgermanischen Volker. Lubeck 1858. H. Hildebrand, Das heidnische Zeitalter in Schweden (tradotto sopra la seconda edizione svedese da J. Mestorf), Hamburg 1873.

(373) Descrizione del battesimo di Araldo scritta da Ermotd. Nigellus (Jac. Lanyebeck, Script. rer. Danic. I, 399).

(374) Sopra la Nuova Corbia (Corvei): Mabillon, Acta Sandor. O. S. B. IV. 1. Pertz. Mon. Germ. hist. II, 576, Karep l. c. p. 1 ss.

(375) Sinodi tedeschi per cagione di Amburgo v. Hefele l. c. IV, 122 ss. 192 s. Il formale consenso non pare che siasi dato dall'arcivescovo Guntero se non l'anno 862; e autori più recenti portano all' 864 la bolla di Niccolò I (Mansi l. c. XC, 137. Jaffe l. c. n. 2759). Dummler, Gesch. des ostfritnkischen Reiches I, 524, not. 29. La bolla riportata dal Jaffe l. c. n. 2760, sopra Rameslohe, è spuria. Vedi anche D'Aix, De eccles. metropolit. Coloniensis in Bremensem olim suffraganeam iure metropolitico primitivo. Bonnae 1792. Binterim, Deutsche Konzilien III, 53.

(376) Degli scritti di S. Ansgario ci sono pervenuti la «Vita s. Willehadi» e i «Pigmenta, (Des hl. Anschars Gebete zu den Psalmen mitgeteilt von Lappenberg. Hamburg 1844). Il suo diario apostolico («Diarium») esisteva ancora nel secolo XIII, quando l'abate Timone di Corbia (1261) lo spedì a Roma; ma non fu più ritrovato.

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