Storia - età antica: Card. Hergenrother: Storia della Chiesa - EVO ANTICO (3_1_15)

PARTE PRIMA: EVO MEDIO. La controversia iconoclasta e l'alleanza del papato con i carolingi (692-867). CAPO QUINDICESIMO. La teologia in Occidente nel secolo ottavo e nono.



PARTE PRIMA: EVO MEDIO. La controversia iconoclasta e l'alleanza del papato con i carolingi (692-867).

CAPO QUINDICESIMO.
La teologia in Occidente nel secolo ottavo e nono.

§ 1.

In Occidente i luoghi dove ancora si coltivavano dotti studi di teologia, nell'età carolingia, erano sopra tutto i monasteri. In Inghilterra durò per qualche tempo l'impulso dato agli studi dall'arcivescovo Teodoro e dall'abate Adriano. In Francia vi diede particolare eccitamento Alcuino, e i suoi discepoli mantennero la scienza ecclesiastica nel primo fiore anche tra le mutate condizioni dell'Occidente, attenendosi strettamente alla cultura ecclesiastica latina dell'epoca romana che finiva. Oltre ai libri penitenziali, destinati ad uso pratico della Chiesa, si trovano opere dogmatiche e polemiche, in particolare quelle di Alcuino e di Paolino d'Aquileia: indi raccolte di omelie, come quelle di Beda e di Alcuino. Fra gli autori di opere storiche sono da menzionare Gilda, Paolo Warnefrido e Beda. A fine d'istruzione, come ad uso pratico nei divini uffizi e nel governo ecclesiastico, furono compilate raccolte di materiali tratti dai padri e generalmente da antichi autori, spiegazioni delle formole ecclesiastiche più necessarie, formulari e rituali. Al principio del secolo ottavo l'irlandese Sedulio (soprannominato Scoto, o il Giuniore) scrisse commentarii sulle lettere di s. Paolo, poesie religiose e un'opera sopra i doveri di un monarca, nella quale espone a questo non meno gli obblighi verso Dio e verso i sudditi, che i principi fondamentali di un giusto e savio reggimento (208).

§. 2.

Gli sforzi di Carlomagno e dei dotti da lui chiamati per fare rifiorire le scienze, recarono ancora per buona pezza dopo la morte di lui, frutti segnalati. Dalla scuola di Alcuino uscirono: Aimone, nato il 778, benedettino e maestro a Fulda, dall'840 vescovo di Halberstadt e morto l'853: il quale si occupò non meno nella storia della Chiesa, che nell'interpretazione delle Scritture e sparse i suoi commentari biblici di copiosissime osservazioni morali (209); e poi l'amico suo Magnenzio Rabano Mauro, nato il 776 a Magonza, maestro e abate di Fulda, dall' 847 all'856 arcivescovo di Magonza e onorato a ragione qual primo istitutore delle scuole e dell’istruzione in Germania. Fino dall'819 egli indirizzò un'opera all'arcivescovo Eistolfo di Magonza sull' istruzione dei chierici: nell' 820 un'altra ne scrisse sul computo ecclesiastico, e appresso pubblicò un commentario sopra s. Matteo in otto libri. Anche abate ritenne l'uffizio suo di maestro; fece molte omelie al popolo, scrisse ad un tempo commentari sui cinque libri di Mosè, come su altri dell' Antico Testamento e attese ad arricchire la biblioteca del monastero. Sempre amico agli imperatori, ottenne la conferma e l'ampliazione dei privilegi del suo monastero: ma l'842, dietro la sconfitta di Lotario I, depose la sua carica di abate, visse alcun tempo in Alberstadt e vi scrisse un'opera sui gradi di parentela interdetti e sulle regole della penitenza. Ritornato a Fulda l'844, dedicò un suo poema in lode della santa Croce a papa Gregorio IV e scrisse una specie di enciclopedia nell'opera sull'Universo. Quivi, come altrove, dà mostra di ampia erudizione e del suo nobile intento a raccogliere per i suoi contemporanei il fiore dell'antica cultura e supplire in qualche modo alla mancanza di libri. Anche la lingua tedesca egli promosse e fece voltare in tedesco varie omelie latine. Ai chierici poi agevolò la necessaria istruzione, li avviò allo studio delle Scritture, insegnò loro a valersi dei padri e degli autori classici, ed anche arcivescovo prese parte alle controversie teologiche del suo tempo. Celebrato come il padre dei poveri, e onorato eziandio qual santo, finì di vivere nella sua villa di Winkel, al 4 di febbraio 856 (210).
Fra i numerosi suoi discepoli primeggia: 1) Servato Lupo delle Gallie, abate di Ferrières, (+862), che in buono stile per quei tempi scrisse lettere e trattati teologici (211); 2) Walafrido Strabone d'Allemagna, maestro e dopo l'842 abate di Reichenau (+849), autore di varii poemi latini, di vite dei santi, di un'opera di liturgia, e di osservazioni sul testo biblico, le quali andarono assai diffuse col nome di glossa ordinaria (212); 3) Otfrido, monaco di Weissenburg (843-870), filosofo e teologo, poeta e oratore, il quale molto avvantaggiò la lingua tedesca con la sua parafrasi poetica della storia sacra secondo i quattro Evangeli, intitolata perciò «Armonia degli Evangeli». Questa ebbe tale incontro che si cantava universalmente e a breve andare soffocò tutti i canti profani. Ma non era essa l'unica, e né pure la prima opera di tal fatta. A questa, scritta nel tedesco della Germania superiore (e che fu intitolata Krist) era preceduta un'altra armonia degli Evangeli anche più sensata e profonda, scritta in sassone antico, al tempo di Ludovico il Pio, e nominata 1'«Heliand». In essa il Redentore è dipinto quale un potente re popolare, che va compartendo i ricchi doni della vita eterna, e rappresentato in uno stile tutto conforme alla fantasia germanica. Anche la preghiera cosiddetta di Wessobrunn, il poema Muspilli (fuoco del giudizio), forse ricopiato da Ludovico il Germanico, e il canto d'Ildebrando sono monumenti preziosi dell'antica letteratura germanica. Di essa parimente meritò in gran maniera Radperto monaco di s. Gallo (213).
Ai discepoli di Rabano appartengono ancora: Rodolfo e Meginardo, monaci di Fulda, Fremenoldo ovvero Ermenoldo abate di Ellwangen, e Artmoto, abate di s. Gallo e Probo monaco del monastero di s. Albano di Magonza, e Liutberto abate e Rutardo monaco d'Hirschau, e Weremberto monaco di s. Gallo, che tutti ebbero fama di dotti. Quanto a scrittori, ne contavano tuttavia meno i monasteri di Germania, che non quelli di Francia. L'antica Corbia non pertanto potevasi gloriare del suo Drutmaro, esegeta applicatosi di preferenza all'esposizione grammaticale e storica delle Scritture, e che fu anche maestro a Stablo e a Malmedy: appresso, del suo Pascasio Radberto (+865) teologo di gran sapere, ma che giovò meno alla interpretazione delle Scritture; e infine di Ratramno, scrittore per altro assai oscuro e avversario di Radberto, già suo abate. A Fulda fiorivano gli studi esegetici, come pure a Luxeuil in Borgogna, ove il monaco Angelomo scrisse commentari su la Genesi, i libri dei re e il Cantico dei Cantici. Un merito singolare de' monasteri tedeschi furono i copiosi annali, che vi furono composti nel secolo nono. Opere storiche ci diedero altresì Tegano corepiscopo di Treviri, ed Einardo o Eginardo, soprannominato l'astronomo; opere liturgiche, Amalario Fortunato, arcivescovo di Treviri, e Amalario diacono di Metz, indi prete e corepiscopo (214). Il numero delle semole e delle biblioteche, fra cui andavano celebri quelle di Fulda e di Alberstadt, si moltiplicava di continuo, per gl'incoraggiamenti dei sinodi (215). La lingua greca in ispecie era coltivata nelle scuole del monastero di s. Gallo, di Metz e di altri (216).

§ 3.

I più di questi dotti fiorirono sotto Ludovico il Pio, come anche il vescovo Alitgaro di Cambray (+831), l'abate Ansegiso di Fontenelle (+833), l'arcivescovo Agobardo (+840), Giona, vescovo di Orleans (+844), Claudio vescovo di Torino (+840), Freculfo vescovo di Lisieux. Ma anche dopo la loro morte, il fervore delle scienze non si spense ancora, e continuò massimamente alla corte di Carlo il Calvo. Questi prendeva assai viva parte alle questioni teologiche e non di rado ricercava pure il consiglio dei dotti stranieri. Egli aveva ai suoi fianchi dotti vescovi, come Incmaro di Reims, Prudenzio di Troyes, Enea di Parigi (217). Alla sua corte ripararono il filosofo Mannone, che volgarizzò il Timeo di Platone, e con altri fuggitivi di Grecia e d'Inghilterra il filosofo Giovanni Scoto Erigena. Costui, dotto in più scienze, ben versato nel greco, ma perduto nel panteismo idealistico, era come un «Giano bifronte, che una faccia voltava all'Occidente e un'altra all'Oriente greco»; anteponendo però Costantinopoli a Roma. Moltissimi errori teologici egli sparse nelle numerose sue opere, ma per ventura restarono senza efficacia, almeno sull'età più vicina. La sua metafisica toglie la distinzione fra il pensiero e l'essere, fra Dio e il mondo: la sua maniera d'interpretare i padri è neo platonica e arbitraria. Solo in questo egli giovò a eccitare gl'ingegni, dando a conoscere meglio all'Occidente e la teologia mistica delle opere del falso Dionigi e l'etica insieme con gli altri scritti di Aristotele (218). La vita di lui è avvolta in grande oscurità: verisimilmente egli finì di vivere l'anno 877.
La Chiesa di Lione ebbe dotti valenti negli arcivescovi Amolone e Remigio, come nel maestro Floro. Quella di Vienna fu illustrata dall'arcivescovo Adone (+874) autore di un martirologio. Parimente autore di un martirologio fu Usuardo, benedettino di s. Germano in Parigi, e prima di lui, Wandelberto di Prum (219).

§ 4.

In Italia l'imperatore Lotario I e i papi Eugenio e Leone IV operarono a diffondere l'istruzione. Ivrea, Pavia, Torino, Cremona, Verona, Vicenza, Fermo, Firenze e Civitale del Friuli avevano scuole fiorenti. Il sinodo romano dell'826 ordinava (c. 34) che in tutte le chiese cattedrali e rurali si stabilissero maestri da insegnarvi le arti liberali e la teologia (220). Con tutto ciò il numero degli scrittori era poco. Andrea Agnello in Ravenna scrisse la storia degli arcivescovi ravennati, ma con animo avverso alla Sede romana, e Anastasio bibliotecario in Roma al tempo di Niccolò I e dei suoi due prossimi successori, trasportò dal greco in latino atti di concilii, vite di santi, croniche e altresì opere di padri: scrisse pure una vita del papa suddetto e altre opere utili (221).
Papa Giovanni VIII confortò persone dotte a lavori letterari e in un tempo che sempre più rovinava a barbarie si adoperò, sebbene con poco effetto, a ridestare una più viva operosità negli studi, tanto necessaria allora dinanzi ai greci, orgogliosi del loro sapere. Il diacono Giovanni Imonide, superiore nella dicitura ad Anastasio autore pesante e non scevro di barbarismi, scrisse intorno ai diversi riti del battesimo e di più un commentario sull'Eptateuco, una vita di s. Gregorio M., il cui primo libro fu approvato dal papa che l'aveva consigliato, e preparava una grande storia della Chiesa, per la quale erano state tradotte da Anastasio le croniche di Teofane, di Niceforo e di Sincello, ma cessò di vivere innanzi di aver compiuto il suo disegno (222).
Il vescovo Gauderico di Velletri, il quale descrisse la traslazione delle reliquie di s. Clemente a Roma, favoriva pure gli sforzi di Giovanni VIII. Questi poi esaltava in gran maniera il gusto scientifico di Carlo il Calvo e perciò ne risentì soprammodo la perdita (223). Anastasio pure fu in istretta relazione con questo imperatore a cagione degli scritti dell'Areopagita. Questi scritti erano stati recati da Costantinopoli in Francia sotto Ludovico il Pio. L'abate Ilduino ne aveva cominciata e Scoto continuatane la versione. Fino dall'866 Niccolò I, per rispetto alla dubbia fede del traduttore, richiese che l'opera fosse sottoposta alla Sede romana. Anastasio, nell'875, non vi trovò che biasimare se non l'oscurità della versione troppo servile, rinviò a Carlo la traduzione degli atti di Dionigi e in una lettera accompagnatoria (876) si chiarì contrario all'opinione già fin d'allora sostenuta che l'Areopagita non fosse il primo vescovo di Parigi: la quale mise più volte sossopra i monaci di s. Dionigi (224). Anastasio raccolse parimente, a richiesta del papa, i documenti riguardanti la causa di papa Onorio (225).


NOTE

(208) Beda Ven., Opera omnia ed, Migne, Patr. lat, t. XC-XCV, Alcuinus, Opera omnia ed. Migne l. c. t. C-CI. Cf, Mon. Germ. hist. Poetae latini aevi Carol. I, Berol. 1881. Jaffé, Bibliotheca rerum Germanicarum, VI. Berol. 1873, Mon. Germ. hist. Epist. Carol. aevi. Berol. 1891), Ditscheid, Alkuins Leben und Bedeutung fur den religiosen Unterricht. 1.a parte, (Progr.) Koblenz 1902. Paul, Dine, (Warnefridi), Opera ed. Migne l. c. t. XCV. Cf. Mon, Germ. hist. Scriptrer, Langobard, Berol. 1878, Paulinus Aquileiens, Opera ed. Migne l. c. t, XCIX. Mon, Germ. hist, Poetae lat. I. Sedulius, Scotus, Opera ed. Migne l. c. t. CIII, (Vedi sopra, p. 115 nelle note, citata la bibliografia).

(209) Haymon, Opera ed. Colon. 1524, 1529 (Migne, Patr. lat, l. c. t. CXVI s.). Anton, De vita et doctrina Haymonis, Halis 1704, Derling, De Haymone, Helmst, 1747; Hist. litt. de la France V, 111-126, Liverani, Spicil. Liberian, (Flor. 1865) p. 207 s.

(210) Rabani Mauri Opera ed, Colrener (Colon, 1627), 6 t, con Ioann, Trith. Vita Rabani, in Migne, Patr. lat. t. CVII-CXII, Cf, Traditiones Fuldens, ed, l, Pistorius, Script. rer, Germ, t, III. Francof, 1607; Corp. tradit. Fuld. ed. Schannat, Lips, 1724; ed, Struve, Ratisb, 1726, Poesie di Rabano edite prima da Chr. Brower S, I., insieme con Venanzio Fortunato, in Magonza 1617, Vita di Rabano Mauro in Acta Sanctorum, ed, Bolland, Februarii, t. I, p, 500 ss. Bach, Ueber Rabanus Maurus als Schopfer des deutschen Schulwesens (Progr.) Fulda 1835, Fr. Kunstmami, Hraban Magnentius Maurus, Mainz 1841. Gorringer, Ueber des Rhabanus Maurus Verdienste um das deutsche Unterrichtswesen, Zweibrucken 1852, Spengler, Leben des hl. Rabanus Maurus, Regensburg 1856, Richter, Hrabanus Maurus, Ein Beitrag zur Hesch. der Padagogik (Progr.) Malchin 1882, Burger. Rhabanus Maurus, der Begrunder der theologischen Studien in Deutschland (Katholik, 3 serie, vol. XXVI [1902], p. 51 ss. 122 ss,), Birkle, Rhabanus Maurus und seine Lehre von der Eucharistie (Stud. uu Mitteil. aus dem Benediktiner=und Cistercicnser­orden, 1902 e 1903, in parecchie continuazioni), Knaake, Die Schrift des Rhabanus Maurus «De institutione clericorum» (Theol. Stud. u. Kritik. 1903, p. 309 ss.)

(211) Servat, Lup., Opera ed. Baluze, Par. 1664; presso il Migne, Patr. lat. t. CXIX (importantissime sono le sue 132 lettere, la Vita S. Wigberti).

(212) Walafr, Strabo presso il Migne. Patr, lat. t, CXIII-CXV. Konig, Walafrid Strabo (Freiburger Diozesanarchir, 1868, III, 360 ss.).

(213) Otfrieds Evangelienbuch (Otfried Krist) herausgeg. von Graff, Konisberg 1856; von I. Kelle, Regensburg 1856, vol. 2. Behringer, Krist und Heliand. Berlin 1870; tradotto dal Rapp, Stuttgart 1858. Heliand, altsachsische Evangelienharmonie, herausgeg. ven Schmeller, Munchen 1830; von Kone, Munster 1855 (antica scrittura con traduzione, annotazioni e indice dei nomi), tradotto dal Simrock, Elberfeld 1856; da M. Heyne, Paderborn 1866. Piper, Die altsachsische Bibeldichtung. I. Stuttgart 1897. Vilmar, Gesch. des deutschen Nationallitteratur, vol. I. Vedi Jostes in Zeitschr. fur deutsches Altertum, XL, 129 ss. 341 ss.; inoltre Holthausen, ivi XLI, 303 ss. Salzer, Illustrierte Geschichte der deutschen Literatur. Munchen 1903 (in dispense).

(214) Altri discepoli di Mauro, v. Kunstmann l. c. p. 99-102. Rodolfo di Fulda, autore della «Vita Rabani», continuò gli «Annales Fuldenses», cominciati da Eginardo (838-865), e a questa altre continuazioni si aggiunsero fino al 901. L'opera di Meginfredo, della quale si giovò il Tritemio, non fu più ritrovata; si presume che il suo libro «De temporibus gratiae» sia la stessa sua Cronaca. Ermenold. (scrittore di vite di santi), Lect. ant. Canis. ed. Basnage. II, 2, p. 163; I, 651. Acta Sanctorum 6 sept. diss. prael. Pez. Thes. anecd. IV, 3, p. 746. Drutmaro e altri, presso il Migne, Patr. lat. t. CVI; Pascasio Radberto ivi, t. CXX; Ratramno ivi, t. CXXI; Eginardo, ivi t. CIV. Intorno ad Amalario Fortunato v. Marx, Gesch. des Erzstifts Trier III, 387 ss. Morin, La question des deux Amalaire (Revue bénéd. 1891, p. 433 ss.).

(215) Ziegdbauer, Hist. rei lit. O. S. B. I, 453. Kobler, Studien uber die Kloster des Mittelalters (Regensburg 1867) p. 208 ss. Kerker, Wilhelm der Selige p. 167 ss. Hefele, Beitrage I, 292 ss.

(216) Arx, Gesch. des Kantons St. Gallen I (St. Galien 1810), 184, 260. Cramer, De graec. medii aevi stud. (Sund. 1849) p. 53. Kobler l. c. p. 233. Meier, Gesch. der Schule von St. Gallen im Mittelalter (Jahrb. fur achweiz. Gesch. X (1885).

(217) Migne, Patr. lat. t. CIV-CVI. Hundeshagen, De Agobardi vita et scriptis. Giss. 1832. Rudelbach, Claudii ined. opp. specimina. Havn. 1824. Hincmar. presso il Migne l. c. t. CXXV, CXXV1. Da lui proviene anche la terza parte degli «Annales Bertiniani» (861-882) come la seconda (835-861) da Prudenzio (1.a parte, 741-835). (Vedi sopra, p. 136).

(218) Giovanni Scoto Erigena, probabilmente irlandese, sarebbe stato chiamato nell' 882 da Alfredo il Grande in Inghilterra, e divenuto abate di Malmesbury, ucciso dai monaci, il che è appena credibile. Intorno a lui: Staudenmaier, Iohannes Scotus Erigena. Frankfurt 1834; Moller, Iohannes Scotas Erigena. Mainz 1844; Christlieb., Leben und Lehre des Iohannes Scotus Erigena. Gotha 1860; Huber, Iohannes Scotus Erigena, Munchen 1861; Stockl, Gesch. der Philosophie des Mittelalters I. (Mainz 1864), 31-128. Le sue opere sono: 1. De divisione naturae (nel 1225 condannato da Onorio III) ed. Gale, Oxon. 1681; ed. Schluter, Monast. 1838; migliore ed. Floss, Par. 1853 Migne, Patr. lat. t. CXXII). 2. De praedestinatione. 3. Ps. Dionysii Opera latine versa. Colon. 1556. 4. Maximi abb. Comment. in Greg. Naz. ed. Gale; cf. Oehler, Max. Conf. de variis difficilibus locis SS. PP. Dion. et Greg. (Halae 1857) p. 35-37. 5. Concio in Prolog. S. Ioann. ed. Felix Ravaisson, Par. 1841 (Réné Taillandier, Scote Erigène et la philos. schol. Paris 1843). 6. Fragmenta tria Comment. in Ev. S. Ioann. ed. Ravaisson, Par. 1849. 7. Fragm. op. de egressu et regressu animae ad Deum, ed. Greith, 1838 in Spicil. Vat. 8. Poemata gr. et lat. 9. Expositio super ierarchiam caelest. S. Dion. et super ierarc. eccles. eiusdem. 10. Fragmenta IV Comment. in Ev. S. Ioann. 11. Expositio in myst. theol. S. Dionis. 12. Disticha lat. I frammenti segnati dal numero 9 al 12 furono di nuovo pubblicati dal Floss (l. c.). Cf. Draseke, Ioh. Scotus Erigena und. dessen Gewahrsmann in seinem Werke De divisione naturae l. V (Stud. zur Gesch. der Theol. U. Kirche IX, 2). Leipzig 1902.

(219) Amolo, Opera ed. Migne, Patr. lat. t. CXVI. Remigius. Opera ed. Migne l. c. t. CXXI. Florus Diac., Opera ed. Migne l. c. t. CXIX. Wandelbert., Opera ed. Migne l. c. t. CXXI. Adone di Vienna, secondo il Mabillon e il Solleris, compilò il suo martirologio verso l' 858. Questo fu pubblicato dal Lipemano di Verona (1554) e poi da Iacopo Mosander (1581), da Eriberto Rosweid (1613), e meglio da Dom. Giorgi (Roma 1745). Il miglior codice è quello di Ventimiglia scritto prima del 1050. Cf. Illustrazione di un antico Martirologio Ventimigliese del P. G. B. Spotorno. Torino 1864, da Miscellan. di storia ital. t. V. Civiltà Cattolica 1865, VI, 1, p. 581 S. Adone e Usuardo presso il Migne l. c. t. CXXIII, CXXIV. Vedi anche il Gams, Kirchengesch. Spaniens, I, 77 ss.
(220) Giesebrecht, Gesch. der deutscben Kaiserzeit I, 357 s.; De literar. stud. ap. Italos primis medii lievi saeculis. Berol. 1845. Dummler, Auxilius und Vulgarius p. 39 ss.

(221) Agnell., Lib. pontif. s. vitae pontif. Ravenn. ed. Murat., Rer. ital. Script. n. Anastas. Biblioth. Opera ed. Bianchini, Romae 1718; ed. Vignol., ibid. 1724. 3 voll. (Migne, Patr. lat. t. CXXVII-CXXIX). Hergenrother, Photius II, 228 ss. particolarmente p. 237 ss. Sopra il Liber pontificalis V. le introduzioni alle edizioni del Duchesne e del Mommsen.

(222) Giovanni Hymonides (così lo chiama Gauderico [Ep. ad Ioann. P. presso il Mabill., Mus. ital. I, 2, p. 79]) scrisse: De variis ritibus ad baptism. pertinentibus (Mabill., Iter ital. p. 69); Vita Greg. M. Migne, Patr. lat. LXXV, 61).

(223) Ioann. VIII (Mansi l. c. XVII, Append. p. 172): «Sacerdotes Domini ad utramque philosophiam informans, viros peritos amplectens».

(224) Intorno al falso Dionigi in Occidente v. Nicol. I, Fragm. (Mansi l. c. XV, 401); Anastas., Ep. ad Carol. Calv. (Migne, Patr. lat. CXXIX, 739-741). Hergenrother, Photius I, 674; II, 208.

(225) Collectanea de causa Honorii (Migne l. c. CXXIL 558 s.).

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