Storia - età antica: Card. Hergenrother: Storia della Chiesa - EVO ANTICO (3_1_06)

PARTE PRIMA: EVO MEDIO. La controversia iconoclasta e l'alleanza del papato con i carolingi (692-867) CAPO SESTO. Condizione del papato in Italia di fronte ai bizantini e ai longobardi.



La controversia iconoclasta e l'alleanza del papato con i carolingi (692-867)

CAPO SESTO.
Condizione del papato in Italia di fronte ai bizantini e ai longobardi.

§ 1.

La condizione dei papi, all'uscire del secolo VII, era singolarmente difficile; la loro indipendenza e libertà minacciata da tutte le parti, che sempre mettevano innanzi più forti pretensioni. Nell'Italia settentrionale e centrale dominavano i longobardi, i quali avevano la mira a soggettarsi tutta intiera l'Italia; osavano oppressioni senza fine ed erano quindi odiati in estremo dai romani. Nel mezzodì d'Italia e in diverse città marittime dell'Adriatico, gl'imperatori d'Oriente duravano ancora nella signoria, ma vi si mantenevano a fatica e commettendovi non pochi abusi, sicché da loro avevano spesso da soffrire e la Chiesa e il popolo durissime vessazioni. Per il che i papi già potenti per le loro grandi possessioni, furono costretti a prendere in sé gl'interessi politici del popolo romano, supplire alla mancanza del governo imperiale, e così avere in effetto una maggiore ingerenza che non gli esarchi residenti a Ravenna, i quali per lo più non si segnalavano che per estorsioni e per violenze. La potenza dei papi, che partecipavano a tutte le miserie del popolo, e le sovvenivano per quanto potevano, era sommamente benefica e popolare. Ma poiché a ciò conferiva eziandio la persona stessa del papa, quindi ne seguiva che l'elezione era spesso tempestosa e contrastata, movendosi il popolo da considerazioni politiche e il clero da rispetti religiosi. Lo stato di dipendenza della Sede romana dagli imperatori bizantini, di rado assunti per vie legittime, sovente per via di rivoluzioni di palazzo e per sommosse, era al tutto incomportabile, rispetto al costoro dispotismo; ed era innaturale,- rispetto alla loro impotenza in Italia. E già sotto papa Benedetto I (+578), l'imperatore Giustino II aveva significato ai romani che si aiutassero da sé, guadagnassero alcuni duchi longobardi, ovvero movessero i franchi a scendere in Italia. Sotto Pelagio II similmente, l'esarca si dichiarò di non potere in niuna guisa difendere le province intorno a Roma, prive d'ogni protezione (63). Né questa debolezza mancò; piuttosto venne crescendo, da che la Chiesa eziandio fu duramente oppressata. Ma la Provvidenza guidava gli eventi in maniera che i pontefici, alla fine liberi da cotesta signoria più apparente che reale, ma non di meno gravosa e tirannica al sommo, e divenuti sovrani in un dominio non troppo ampio, ma bastevole ai loro bisogni, si trovassero in condizione al tutto libera e corrispondente all'esercizio del loro ministero apostolico.
I papi Leone II (682-683) e Benedetto II (684-685) dall'imperatore Costantino IV Pogonato riceverono dimostrazioni di riverenza e di devozione. Ma il costui successore Giustiniano II, sconsigliato e crudele, disgraziato poi e come generale e come governante, spadroneggiò tirannicamente e fece prova di dominare più volte sulla elezione del papa: il che tanto più agevole pareva a riuscire quanto fra il clero romano si trovavano molti orientali, di cui in effetto più d'uno salì la cattedra di s. Pietro. Tra essi Giovanni V, di Siria, che già in qualità di diacono era intervenuto al sesto concilio, regnò breve tempo. Alla elezione del suo successore, il clero stava per l'arciprete Pietro, l'esercito per il prete Teodoro; una lotta già sembrava pronta a scoppiare, quando le due parti si accordarono ad eleggere un terzo, nativo di Tracia, ma educato in Sicilia, cioè il vecchio Conone. Seguita indi a poco la sua morte, si levarono similmente due fazioni; gli uni erano per l'arciprete Teodoro, gli altri per l'arcidiacono Pasquale; ma la più parte del clero e del popolo trascelse il prete Sergio, che scendeva da una famiglia siriaca, ed era nato in Sicilia.
L'arciprete Teodoro vi consenti; ma Pasquale si guadagnò l'animo dell'esarca Giovanni, né questi però valse a opprimere Sergio, che era in amore del popolo, e si contentò quindi a estorcere dalla Sede romana il danaro promesso a lui da Pasquale.
Papa Sergio I (687-701) si venne a trovare in una condizione estremamente pericolosa, quando Giustiniano II nel 692 voleva da lui esigere la sottoscrizione dei suoi decreti trullani. Il papa costantemente si ricusò, poiché molti canoni sembravano a lui anzi degni di condanna. L'imperatore diede allora commissione al protospatario Zaccaria di trascinare l'ostinato pontefice a Costantinopoli, ove a lui toccherebbe la sorte di Martino I. Ma i soldati di Ravenna e della Pentapoli vi accorsero e si collegarono al popolo sollevato in difesa del pontefice: onde questi fu costretto a riparare egli stesso il suo oppressore dal furore universale del popolo. L'imperatore poi nel 695, per una sommossa levatasi nella capitale, cooperante il patriarca Callinico, fu precipitato e, troncatogli il naso, rilegato in Chersoneso. Il trono fu occupato da Leonzio, cui indi a tre anni (698) toccò la medesima sorte. Imperando Absimaro o Tiberio II (698 fino al 705) pare che il successore del glorioso Sergio, Giovanni VI (701-705), sia stato di nuovo minacciato dall'esarca Teofilatto, e un'altra volta il papa ebbe da intervenire in suo favore e per tranquillare gli animi.
Fra tanto Giustiniano II, già deposto, s'impadronì da capo dell'impero di Oriente. Egli prese sanguinosa vendetta dei suoi nemici, anche del patriarca Callinico cui dopo gli oltraggi più gravi fece abbacinare e sbandire. Indi cercò di nuovo di strappare un'approvazione dei decreti trullani dal novello papa Giovanni VII (705-707), il quale come il suo predecessore era di origine greco. Ma questi, comunque assai inclinato alla condiscendenza, pure gli rinviò indietro l'esemplare a lui mandato di quegli atti senza un'approvazione che fosse. A Giovanni VII segui il breve pontificato di Sisinnio (708), nativo di Siria, e dopo lui ebbe la dignità papale l'altro suo connazionale Costantino (708-715). Nel 709 Giustiniano II lo chiamò alla sua corte. Quivi tentò ogni prova di guadagnarselo e con le dimostrazioni di onore e con le rimostranze; lo ricevette splendidamente in Nicomedia (710); e l'imperatore stesso con la corona in capo gli si gettò ai ginocchi, gli baciò i piedi, l'abbracciò; indi la domenica seguente prese la comunione dalle mani di lui, e gli rilasciò un atto di conferma delle libertà della Chiesa romana. Ma con tutto ciò non ottenne una formale ricognizione dei canoni di Trullo. Il diacono romano, di poi papa, Gregorio diede in ogni occasione risposte appropriate, e il papa riconobbe solamente quei canoni, che non contraddicevano alla fede, ai buoni costumi, ai decreti della Sede apostolica. Il che pure fece appresso in un sinodo il papa Giovanni VIII. E Adriano I non usò altro che un canone citato dai bizantini e si dichiarò di accettare i canoni dei sinodi e le regole «da essi per via legittima e con l'assistenza di Dio promulgati» (64).
Il papa Costantino rientrò in Roma solamente a dì 24 ottobre 711. Nell'anno stesso Giustiniano per la seconda volta fu rovesciato del trono da Filippico Bardane e di poi trucidato. Le pratiche però intorno a quei canoni mancarono da sé. Il nuovo imperante era dichiarato nemico del sesto concilio, a cui i greci li riferivano. Chiaritosi poi anche per monotelita, l'Italia si levò contro la signoria di lui. Un partito, si gettò al duca Cristoforo posto al governo da Giustiniano; l'altro teneva per il nuovo governatore Pietro, eletto da Filippico (713). Quindi si trascorse a fierissime lotte: il papa Costantino inviò il clero in solenne processione con la croce, affine di separare i combattenti. Indi a breve, ecco giungere notizia e della caduta di Filippico e dell'esaltazione di Atanasio II, ortodosso; il che destò sommo giubilo. Pietro allora, probabilmente l'affermato nella sua dignità da Atanasio, poté alfine entrarne in possesso, ma prima dovette promettere che non con tradirebbe ai romani. Quindi l'autorità imperiale su tutto il ducato romano fu pienamente riconosciuta; Papa Costantino in tanto con la sua umiltà e dolcezza aveva riabbassato l'orgoglio dell'arcivescovo Felice di Ravenna; nella causa dell'arcivescovo Benedetto di Milano contro il vescovo di Pavia sentenziato in favore dell'esenzione di questo, e in tempi difficili e calamitosi dato opera a sovvenire in ogni parte ai bisogni del popolo. Egli ebbe a successore un romano di nascita, l'insigne diacono e bibliotecario Gregorio, il quale già lungamente s'era impiegato nei più rilevati negozi della Chiesa. Tutti i sette papi avanti a Gregorio II erano stati orientali, quali siriaci, quali greci.

§ 2.

Un pericolo continuo per Roma e per i papi era il regno dei longobardi. Come quivi la conversione del popolo, parte pagano e parte ariano, non progrediva che passo passo e succedevansi re ariani a re cattolici, cosi non vi era stretta unione della Chiesa con lo Stato, né i vescovi prendevano parte ai negozi politici, con tutto che, fino dall'ottavo secolo, non pochi ve ne fossero di origine longobardica. In alcune città era un vescovo cattolico ed uno ariano. I re, non ostante i ripetuti loro sforzi, non giunsero ad ottenere un potere ordinario sulle elezioni alla sedi episcopali; i papi vi contrastarono forte, massime s. Gregorio Magno. Così dove il clero ariano sottostava interamente al potere civile, il cattolico serbava in tutto ecclesiastica libertà. La più parte dei re personalmente erano da poco. Cuniberto nel 690 si sforzò di estirpare lo scisma di Aquileia, il quale in effetto ebbe fine verso il 700. Il più operoso dei re longobardi fu Luitprando (713 fino al 744) (65). Egli abbassò l'orgoglio dei duchi e con sapiente legislazione diede ordine al suo regno: attese anche a rialzarvi la Chiesa; eresse nel suo palazzo una cappella di corte, e la volle regolarmente officiata da un numeroso clero (66). Ma la sua bramosia di conquiste gettò la Chiesa e lo Stato in grande scompiglio. Più inchinato alla pace fu Rachis, successore di lui, vestitosi poi monaco a Monte Cassino (749). Il costui fratello Astolfo riprese i disegni di conquista, ma non ne venne a capo, e morì nel 756 di una caduta da cavallo. A lui successe Desiderio, che nel 774 fu spogliato dal trono. Il regno dei longobardi andò a Carlo re dei franchi e si riebbe allora un nuovo ordinamento.

I sinodi erano mancati quasi del tutto sotto i re precedenti; sicché, salvo il sinodo radunato a Milano, circa al 680, dall'arcivescovo Mansueto e quello celebratosi ad Aquileia, del 699, non se ne conosce quasi altro che quello tenutosi a Vicovalari, nel 715, per alcune differenze di confini sorte fra i vescovi di Siena e di Arezzo (67).
Chiese e monasteri con ricche dotazioni sorsero in gran numero dopo Luitprando; e così pure molti ospedali. Il duca Anselmo del Friuli, cognato di re Astolfo, fondò il celebre monastero di Nonantula, su quel di Modena: egli stesso ne fu primo abate e dirigeva oltre a mille e cento monaci sparsi in diversi monasteri. Ma dopo questo breve rifiorire, la vita religiosa ricadde e si spense come la potenza dei longobardi: ignoranza, rozzezza, simonia e concubinato s'insinuarono fra preti e monaci, a tale che uno di loro in Brescia, circa al 790, si levò ad annunziare al popolo come prossima la fine del mondo, a cagione dei peccati de' monaci. Costui sommosse gran gente, e dalla folla che lo seguitava, ai cui capi dava nome di Angeli e di Arcangeli, fece commettere molte crudeltà contro le persone religiose, infino a che fu preso e giustiziato in Brescia. Il nuovo governo quindi aveva bene da durare fatica a rimettere l'ordine in un regno così fatto.

§ 3.

I papi, durante la prima metà del secolo VIII, si trovavano in difficilissime condizioni di fronte ai longobardi, tanto più che non ricevevano aiuto da Bisanzio, anzi per il culto delle sacre immagini erano avvolti in un duro conflitto con gl'imperatori di Oriente. Tuttavia, in questi tempi così difficili per Roma e per l'Italia, valsero essi a difendere con ogni vigore gl'interessi della Chiesa ed insieme a porgere spesse volte aiuto e sostegno all'oppressa popolazione di Roma. Papa Gregorio II (715-731) emulò il suo grande antecessore Gregorio I.
Diede opera a rialzare le mura di Roma e riedificare molte chiese; nelle pubbliche calamità del suo popolo si mostrò padre benefico, e in tutti gli affari della Chiesa, in particolarità nelle missioni, fu oltre ogni dire operoso. Nell'anno 721, con diciannove vescovi italiani e tre stranieri, di Spagna, d'Inghilterra e di Scozia, celebrò un sinodo in s. Pietro, e vi statuì diciassette canoni, massime contro i matrimoni illeciti e le usanze superstiziose. Da principio egli durò in buon accordo sia verso la corte longobarda e sia rispetto alla bizantina.
Il re Luitprando ratificò alla Sede romana i patrimoni che già possedeva nel territorio delle Alpi Cozie. Nel 717 poi, avendo gli uffiziali del duca di Benevento preso Cuma, il papa protestò e riebbe dal duca di Napoli quel forte, che apparteneva alla Sede romana.
A Bisanzio fra tanto, Anastasio II fu rovesciato da Teodosio e Teodosio da Leone Isaurico. Ma questi altresì in sul primo entrare al governo, inviò la sua confessione di fede al papa, professandogli ogni riverenza. Solo quando Leone III intraprese l'infausta sua lotta contro le immagini, e in un tempo si diede ad opprimere i suoi sudditi italiani di gravose imposte, furono turbate le relazioni fra l'imperatore e il papa. Gregorio sostenne impavido l'indipendenza del dominio ecclesiastico, rinfacciò all'imperatore quel suo intramettersi nei dogmi della Chiesa, ne rigettò le novità, ne rifiutò l'editto religioso che aveva destato già viva agitazione in Italia; ma servì come suddito i diritti dell'imperatore e si adoperò con ogni potere perché i popoli d'Italia tenessero a lui fede. Leone avvampò di collera perché si vedeva opporre contrasto dal papa, il quale rigettava eziandio la lettera inviata da Anastasio, patriarca eretico di Bisanzio, e perché sentivasi in pericolo di perdere i suoi possedimenti in Italia. Già innanzi alla promulgazione del nuovo editto, e appena pervenuta notizia delle crudeltà da lui praticate a Bisanzio, i longobardi avevano invaso i dominii imperiali, saccheggiato Narni e Ravenna e menatone grosse prede.
Lo spatario Marino, mandato a Ravenna duce o governatore affine di assassinare il papa ovvero farlo prigioniero, fallì nel suo intento. Similmente cadde a vuoto un secondo attentato del duca Basilio, collegatosi col cartulario Giordanes e col suddiacono Giovanni; e del pari riuscì a nulla una terza mossa tentata sotto l'esarca Paolo. Questi fece marciare le sue genti su Roma; ma dai romani e toscani levatisi in armi fu respinto.
I romani misero a morte Giordanes e Giovanni; Basilio scampò la vita, rifuggendo in un monastero. Egualmente resero vani altri tentativi dell'esarca, e forzarono il papa di prendere il temporale reggimento di Roma in tutta la sua cerchia, mentre l'imperatore pensava a rovinarlo e porre nel grado di lui una sua docile creatura.
Le città della Venezia, Ravenna e la Pentapoli (Pesaro, Rimini, Fano, Umana, Ancona) si rialzarono sotto la protezione dei longobardi e si elessero duchi proprii, negando ubbidienza all'esarca e dichiarandosi apertamente per la giusta causa del papa. E già gli italiani rivolgevano il pensiero di eleggersi un nuovo imperatore e condurlo a Costantinopoli; ma il papa, non meno giusto che preveggente, ne impedì 1'esecuzione, sperando ancora sempre nell'emendarsi di Leone.
Tra queste cose, il governatore Esilarato di Napoli e il figlio di lui Adriano occuparono parte della Campania e aizzarono il popolo contro il papa. Ma i romani li assalirono e sconfissero in una terribile giornata ove caddero amendue. Similmente diedero la caccia al duca Pietro (da Roma) siccome accusato di avere nei suoi ragguagli invelenito l'imperatore contro il papa.
Indi nel territorio di Ravenna si appiccò sanguinosa battaglia tra gli italiani venduti all' imperatore e gli italiani devoti alla Chiesa; in essa l'esarca Paolo perdé la vita.
I longobardi s'impadronirono allora di molte città, massime nella Pentapoli, e quasi in tutto atterrarono la dominazione greca: indi si spinsero fino a Sutri, la presero, e ricevutine grandi presenti, la restituirono al papa dopo cento quaranta giorni. Fra tanto il patrizio Eutichio, già esarca, ritornò inviatovi dall'imperatore col carico di deporre il papa o di ucciderlo. Ma i romani subodorarono le intenzioni dell'inviato; sì che il papa a mala pena poté salvargli la vita; e si strinsero con giuramento di difendere a prezzo degli averi e del sangue il pontefice; e il medesimo giurarono i longobardi, ributtando tutte le infami proposizioni di Eutichio. Romani e longobardi qui si trovavano per la prima volta riuniti fraternamente nella medesima professione di fede, a fronte dell'astuzia e perversità greca. Ancora certo non si pensava di separarsi dall'impero greco: e il papa confortava sempre alla soggezione, mentre in uno stesso riferiva grazie al popolo per l'affetto suo verso di lui e sostentava i poveri e cercava conforto nelle buone opere e nella preghiera. Se non che i longobardi erano sempre mal sicuri alleati e protettori pericolosi. Indi a non molto Luitprando avviò pratiche con Eutichio e riuscì a questo accordo (729): Ravenna tornerebbe ai greci: i duchi vassalli di Spoleto e di Benevento longobardi sarebbero forzati a sottomettersi; indi gli eserciti uniti moverebbero verso mezzodì e si metterebbero a campo innanzi a Roma, in vicinanza del Vaticano. Luitprando prenderebbe la città e procederebbe col papa secondo i voleri di Cesare. Papa Gregorio II gli mosse incontro per offrirgli pace. Luitprando, che per sorte arrossiva di farla da carnefice a pro dell'imperatore d'Oriente, si trovò disposto: gettossi ai piedi del papa; promise di non fare più danno a persona, e ottenne di fare il pellegrinaggio alla tomba dei principi degli Apostoli, a cui egli sospese in dono votivo e armi e manto e corona.
Dietro a ciò, egli richiese il papa di perdonare eziandio al patrizio Eutichio, e quegli nella sua benignità vi condiscese di buon grado. Mentre l'esarca indugiava ancora a Roma, si levò in Toscana un usurpatore, per nome Tiberio Petasio; il quale si fece eleggere all'impero. E già non poche città gli avevano fatto omaggio, e l'esarca si trovava condotto all'estremo dello sbigottimento.
Ma il papa lo confortò e lo sostenne così efficacemente, che l'esarca poté far prigione l'usurpatore e mandarne la testa a Bisanzio. E con tutto ciò l'imperatore non venne a conciliazione col papa, irritato che questi proseguisse innanzi a condannare risolutamente ogni ingerenza dell'imperatore negli affari della Chiesa, mostrandosi così del pari fedele al proprio dovere di capo supremo della Chiesa, come di suddito verso l'autorità temporale (68).
Dopo la morte di Gregorio II (11 febbraio 731) fu assunto alla cattedra di s. Pietro (18 marzo) un prete dello stesso nome e nativo di Siria. Gregorio III (731-741) si trovò anch'egli avviluppato nella stessa lotta, e religiosa contro gli imperatori iconoclastici e politica contro i longobardi smaniosi di conquiste. Né i messi del papa, né i deputati delle città italiane poterono giungere alla corte imperiale: Sereno governatore di Sicilia li fece prigionieri e li derubò delle lettere che recavano. Gli uffiziali imperiali d'Italia ricorsero ai modi più aspri: aggravarono le imposte; confiscarono i beni della Chiesa romana in Calabria e in Sicilia, e strapparono questi dominii e tutto l'Illirio dalla Sede patriarcale di Roma. E tutto ciò per vendicarsi che l'armata spedita a castigo degli italiani da Leone, avesse naufragato nel mare Adriatico (il 732). Grandi furono quindi le perdite materiali della Chiesa romana, e sopraggiunte in tempo che si trovava d'ogni intorno cinta da pericoli. Nondimeno l'unione con l'impero greco non era per anche disciolta.
Contro il longobardo poi aveva il papa un appoggio nei duchi di Spoleto e di Benevento, i quali cercavano di mantenersi nella propria indipendenza e ricusavano di aiutare il re ai danni della Chiesa romana. Per il che essi furono accagionati di attentato contro il regno longobardo, e i patrimonii della Chiesa vennero fortemente danneggiati (739-740). Il duca di Spoleto fu costretto riparare a Roma; Luitprando voleva gli fosse consegnato; il papa, non meno che il duca Stefano e il popolo lo negavano. I longobardi perciò misero a sacco la chiesa di s. Pietro, corsero tutto il paese intorno e ne menarono prigioni molti nobili romani. Al ducato romano usurparono quattro città (Ameria, Polimartium, Blera, Horta). Roma e il suo territorio erano minacciati di estremo pericolo. Gregorio III allora si voltò al potente Carlo Martello, gli spedì, per mezzo del vescovo Anastasio e del prete Sergio, ricchi presenti, e lo richiese di protezione per la Chiesa oppressa. Carlo accolse a grande onore i legati e rinviò messi a Roma, ma non recò di fatto verun aiuto. I romani col duca di Spoleto ebbero in questo mezzo qualche vantaggio; onde il papa spedì nuovi deputati al re longobardo; il quale si disponeva in tanto a una nuova spedizione contro il dominio romano. In mezzo a cotali distrette, Gregorio III mancò di vita, il 27 novembre 741 (69).
Ma una simile incertezza proseguì sotto il successore di lui, Zaccaria (741-752), greco di nascita e autore di alcune versioni in greco di scritti di s. Gregorio il Grande. Egli fu esaltato appena quattro giorni appresso alla morte di Gregorio; onde pare che non siasi più attesa la conferma della elezione dagli esarchi. Zaccaria dopo la sua esaltazione scrisse tosto al nuovo imperatore Costantino e alla Chiesa di Bisanzio; non già al patriarca eretico.
Ma i suoi legati avendo trovato sul trono l’usurpatore Artabasdo, ritennero la lettera e attesero in fino a tanto che Costantino riprendesse possesso della sua capitale. L'imperatore li accolse amorevolmente, li congedò con ricchi presenti e fece dono alla Chiesa romana di due dominii, Nimfa e Normia.
Similmente col re dei longobardi continuò Zaccaria le pratiche avviate dal suo antecessore, e ottenne la restituzione delle quattro città sottratte al ducato romano e dei patrimoni usurpati, ma dovette rinunziare alla protezione del duca di Spoleto, il quale soggettossi al re e si chiuse in un monastero.
Quando però Luitprando, già spintosi fino a Benevento, si ricusò di stare alle promesse, troppo sentendosi potente, il papa si condusse egli medesimo a Terni, e dopo onorevolissime accoglienze, vi ottenne piena soddisfazione e con essa una tregua di venti anni per il ducato romano, indi accompagnato dai principi longobardi, se ne tornò come in trionfo a Roma, l'anno 742. Ma l'anno appresso, il re volle impadronirsi di Ravenna e degli altri dominii greci nell'Italia centrale, e occupò Cesena. L'esarca Eutichio e l'arcivescovo Giovanni, presentendo la propria debolezza, ricercarono la mediazione del papa. Ma una nobile ambasciata, da lui spedita con ricchi presenti, non sortì alcun effetto da Luitprando. Il papa, ripieno di confidenza in Dio, si conferì a Pavia, non ostante tutte le rimostranze, e con la sua personale mediazione ottenne più di quanto il partito imperiale aveva osato sperare.
Un'altra pace di venti anni fu poi con chiusa il 744 col re Rachis, innalzato dopo la caduta di Aldiprando o Hildprand. Appresso (nel 749) questo re si lasciò condurre a una nuova mossa contro la Pentapoli e Perugia; ma anche questa volta ne fu arrestato dalla visita personale del papa; anzi Rachis ne restò si profondamente commosso che insieme con la moglie e coi figli si ritirò a vita monastica.
Così più volte il pontefice Con la pura sua forza morale aveva salvato le regioni minacciate, né mai fallito alle speranze in lui poste dalle oppresse popolazioni. Con ciò l'autorità della Sede romana era salita al sommo; l'autorità imperiale ridotta a un'ombra di titolo, e se qualche resto ancora serbava, lo doveva solamente al papa (70).

NOTE

(63) Pelag. II, Ep. ad Greg. Diacon., presso il Jaffé l. c. n. 1052 (dell'anno 581): «Maxime partes Romanae omni praesidio vacuatae videntur et exarchus nullum nobis remedium posse facéere scribit».

(64) Liber Pontif. in Leone II etc. Mansi, Concil. XI, 726, 1050 s.; XII, 3 s. Paul. Diac. l. c.. VI, 2, 4. Ado Vienn., Chron. Intorno ai trattati concernenti il Trullano vedi Hefele, Conciliengesch. III (2a ed.), 345-348.

(65) Protezione del figlio di Teodolinda come legittimo monarca, presa da Onorio I, presso il Mansi l. c. X. 577. Murat., Annal. d'Italia a. 625, t. IV, p. 51. Rotari nel 642, presso il Troya, Cod. dipl. Longob. II, 60; III, 137.

(66) Intorno alla cappella di corte del re Luitprando vedi Paul. Diac. l. c. VI, 17. Thomassin., Vetus et nova eccl. disc. lib. I, pars 2, cap. 83. n. 4 (ed. Venet. 1730, p. 460).

(67) Intorno ai sinodi vedi Hefele, Conciliengesch. III, 362, 620, 638.

(68) Vita Gregorii II nel Lib. Pont. Conc. Rom. del 721 presso il Mansi l. c. p. 269 s. Hefele, Conciliengesch. III, 362, Paul. Diac. l. c. VI, 40, 43, 49, 54. Hefele l. c. III, 386 ss. 392. Reumont, Gesch. der Stadt Rom. II, 104-106. I racconti dei greci (Theophan. l. c. p. 628 s..; Georg. Hamart. l. c, l. IV, c. 248, n. 17 p. 636; Zonar., Cedren. Glycas.), i quali narrano avere il papa sottratto l'Italia all'imperatore eretico, vietato il pagargli tributo e stretto alleanza con i franchi, né perciò risparmiano grandi lodi al papa, diedero pretesto di gravi accuse contro di lui ad alcuni autori (p. es. all'Amari, Storia dei Musulm. di Sicilia I, c. 5, p. 181 s.); ma sotto questo rispetto sono al tutto falsi, Vedi anche il Dollinger, Papstfabeln p. 68, 151 ss.

(69) Vita Greg. III, nel Lib. Pontif. Paul. Diac. l. e. VI, 54,56. Cenni, Monumenta domino pontif. I (Romae 1760), 9, 19, 21, 25 (Migne, Patr. lat. t. XCVIII). I redditi dei patrimonii confiscati in Calabria e in Sicilia montavano, secondo Teofane l. c. p. 631 (cf. Cedren. l. c. I, 800), a 3,5 talenti d'oro annuali; secondo l'Amari (l. c. c. 2, p. 21), a 300.000 lire italiane.

(70) Vita Zachariae nel Lib. Pontif. Bartolini, Di s. Zaccaria papa e degli anni del suo pontificato. Ratisbon. 1879. Nurnberger, Die romische Synode vom Jahre 743 (Mainz 1898) e Archiv fur kathol. Kirchenrecht 1899; p. 20-54.

Valutazione Articolo

Punteggio Medio: Buono (Buono) - Voti: 1

Argomenti Correlati

Storia della Chiesa

Spiacente, non sono disponibili i commenti per questo articolo.

Ricerca di contenuti cattolici

Sottocategorie

· Tutte le Categorie
· Ap - Apologetica
· Ap - Chiesa primitiv
· Ap - Nemici della Ch
· Ap - Non cattolici
· Ap - Quesiti di stor
· Ap - Temi controv.
· B - Beati A
· B - Beati B
· B - Beati C
· B - Beati D
· B - Beati E
· B - Beati F
· B - Beati G
· B - Beati H-L
· B - Beati M
· B - Beati N-O
· B - Beati P-R
· B - Beati S-T
· B - Beati U-Z
· B - santi e beati
· Bib - Come interpret
· Bib - Errori esegesi
· Bib - Testi inelud.
· Ch - Contro corrente
· Ch - Crisi
· Ch - Persecuzioni
· Ch - Sentire nella C
· Cont - Dissenso catt
· Cont - Eretici mod.
· Cont - Miscellanea
· Cont - Teol liberaz.
· Dev - Altre devoz.
· Dev - Devoz. Mariane
· Dev - Sacro Cuore
· Dev - San Giuseppe
· Dev - SS Eucarestia
· Ec - Attualità ecum.
· Ec - Dialogo interr.
· Ec - Magistero fond.
· Ec - Orientali
· Ec - Temi ecum.
· Ev - Asp. particol.
· Ev - Catechesi
· Ev - Islam
· Ev - Nuova evangel.
· Ev - Testimoni di G.
· Fil - Breve corso
· Fil - Gnoselogia
· Fil - Miscellanea
· Fil - Temi metafisic
· Fil- Storia filosof.
· Lit - Anno liturgico
· Lit - Congr Culto
· Lit - Direttorio lit
· Lit - Miscellanea
· Lit - Ore liturgiche
· Lit - Santa Messa
· Mor - Bioetica
· Mor - Dott. Sociale
· Mor - Economia
· Mor - Omosessualità
· Mor - Pace e pacif.
· Mor - Questioni
· Mor - Sull'Aids/Hiv
· Pont.Cons.Testi Leg.
· S - Santi A
· S - Santi B
· S - Santi C
· S - Santi D
· S - Santi E
· S - Santi F
· S - Santi G
· S - Santi H-K
· S - Santi in cammino
· S - Santi L
· S - Santi M
· S - Santi N-P
· S - Santi Q-R
· S - Santi S
· S - Santi T
· S - Santi U-Z
· Sac - Celibato sac.
· Sac - Laicato
· Sac - Perfectae char
· Sac - Spiritualità
· Sacr - Battesimo
· Sacr - Confermazione
· Sacr - Eucarestia
· Sacr - Istit da Gesù
· Sacr - Matrimonio
· Sacr - Ordine
· Sacr - Penitenza
· Sacr - Sacramentali
· Sacr - Unzione inf.
· Sc - Evoluzionismo
· Sc - Psicologia
· Sc - Scienza e fede
· Storia - età antica
· Storia - Modernità
· Storia - Secolo lumi
· Storia cristiana
· Teol - Ascetica
· Teol - Dir. canonico
· Teol - Fondamentale
· Teol - Mariologia
· Teol - Morale
· Teol - Patristica
· Teol - Questio disp.
· Tom - Magistero pont
· Tom - Scritti di Tom
· Tom - Scritti su Tom
· Vita - Attualità
· Vita - Catechesi
· Vita - Educazione
· Vita - Famiglia
· Vita - Figli&consigl
· Vita - La droga
· Vita - Le virtù
· Vita - Preghiera
· Vita - Procreazione
· Vita - Vita interior

Condividi su:

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su Google Condividi su del.icio.us Condividi su digg Condividi su Yahoo Condividi su Windows Live Condividi su oknotizie Inserisci sul tuo blog Splinder

TT Forum News